giovedì 17 marzo 2011

Quella centrale nucleare sui colli di Bologna

Quella centrale nucleare sui colli di Bologna
CARLO GULOTTA
MARTEDÌ, 15 MARZO 2011 LA REPUBBLICA - Bologna

A Montecuccolino tra ciò che resta del reattore dell´Alma Mater e i timori dei vicini

Inaugurata negli anni ‘60 e poi dismessa, ora fortezza protetta dal filo spinato. Il direttore: "Ma qui non c´è pericolo"

«IO lo so perché mi cercate: dopo il disastro in Giappone, e tutti quei titoloni sulla "paura del nucleare", vi siete ricordati di Montecuccolino. Ma qui non c´è più niente che possa far paura: l´ultimo dei nostri tre reattori è andato in dismissione nel 1990. Certo, rimane l´"involucro". Ma è una scatola vuota».
Pietro Gessi ha oggi 67 anni, in maggio andrà in pensione, e più di metà della sua vita l´ha passata nel laboratorio di Montecuccolino, sui colli bolognesi, a studiare il comportamento delle barre d´uranio da inserire nella centrale "Cirene" di Latina, mai entrata in funzione. «Nessun pericolo - ripete l´ex direttore tecnico del laboratorio, avviato negli anni ‘60 dalla scuola di specializzazione di Ingegneria nucleare dell´Alma Mater assieme a Cnen e Agip -. E qui da noi non c´è mai stato nessunissimo incidente. Poi, quando si parla di energia nucleare, bisogna stare molto attenti. Un conto è un reattore "di potenza", com´è stato quello di Caorso, con una capacità di 1200 megawatt. Noi qui facevamo soltanto ricerca: 50 watt in tutto. Imparagonabile».
Sarà vero. Ma la "gabbia" di RB3, il terzo "Reattore Bologna", entrato in funzione l´8 agosto del 1971, è ancora quassù, nell´edificio dell´Enea sulla cima della collina, dietro la doppia cortina di filo spinato, le telecamere e la guardia privata, a due passi dai villoni di pochi fortunati. Le 76 barre d´uranio contenute nel vascone sono state riportate in Germania nel 1990, dov´erano state assemblate. E l´acqua, 24 mila litri d´acqua pesante, è stata smaltita proprio a Latina. Il guscio protettivo, e cioè la vasca d´alluminio rivestita di grafite e cemento, un "monumento" alla ricerca che non c´è più, alto sei metri e largo tre e sessanta, per 18 anni è stato bombardato dalle radiazioni. Rimuoverlo e renderlo inoffensivo non sarà facile. «Il ministero per le Attività Produttive ha emesso il decreto per rimuoverlo nel dicembre dell´anno passato - dice l´ex direttore del laboratorio - ma chissà quanto tempo ci vorrà ancora per l´appalto. Il nodo è tutto qui, ed è essenzialmente burocratico. In sei mesi potrebbe essere smaltito tutto. Radiazioni? Ma per carità, facciamo le campionature regolarmente, i livelli sono bassissimi».
Qui attorno però, fra le case dei vip, gli aneddoti si sprecano. C´è chi ricorda un docente universitario venuto ad abitare in via dei Colli anni fa, che prima di entrare in casa con la figlioletta ispezionò tutta la collina con un contatore geiger, a caccia di radiazioni. «Non trovò niente - racconta una vicina - e a dir la verità nemmeno noi siamo preoccupati. Certo, sappiamo che questo è un "sito sensibile", e in alcuni periodi "caldi" arrivano i carabinieri a fare la guardia. Ma io non ho paura».
Una specie di Fortezza dei Tartari alla bolognese, che ha smarrito "nemici" ed obiettivi, e che riconsegna alla memoria le foto dell´epoca, la visita dell´ex presidente della Repubblica Giovanni Leone nel 1973 in sala di controllo, poi quella del cardinal Biffi. Archeologia della ricerca sul nucleare. Oggi, quassù, lavora una cinquantina di persone fra tecnici dell´Alma Mater e dell´Enea, la ricerca continua in altri campi e a Montecuccolino si producono anche i badge anti-radiazioni usati negli ospedali. «Bologna non ci ha mai considerato un nemico - giura Gessi -. Mai una manifestazione, mai una protesta. I giorni più duri? Quelli dell´aprile ‘86, il dopo Chernobil. La gente era spaventatissima per le radiazioni e portava qui di tutto per vedere se c´era stata contaminazione. Piante. Frutta. Persino galline».

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