sabato 28 novembre 2009

Densità abitativa e terremoti, rischio elevato

Densità abitativa e terremoti, rischio elevato
GIOVANNI VALENTINI
GIOVEDÌ, 26 NOVEMBRE 2009 LA REPUBBLICA - Cronaca

le ragioni del no

Popolosa e a rischio sismico, la nostra penisola non è adatta per l´installazione delle centrali e la conservazione di scorie radioattive

Mettiamo pure da parte le questioni ideologiche: a cominciare dal pregiudizio che il nucleare, nato come energia di distruzione e di morte, non potrebbe mai diventare un´energia pulita, vitale, fonte di sviluppo e di benessere. Concentriamo piuttosto il discorso, in termini più pragmatici, sul rapporto tra costi e benefici. Allo stato degli atti, la produzione di energia nucleare risulta ancora troppo cara e rischiosa: e nel nostro Paese è rischiosa soprattutto sul piano ambientale, nell´impatto con il territorio e con la salute della popolazione. Avete presente la cartina dell´Italia, esibita dagli organismi ufficiali all´indomani del terremoto dell´Aquila, con la penisola quasi interamente coperta da macchie gialle, arancioni e rosse? Ecco, il nostro è scientificamente uno dei paesi a maggiore rischio sismico di tutto il Mediterraneo. Questa caratteristica deriva dalla sua posizione sulla Terra, nella zona di convergenza fra la zolla africana e quella euroasiatica.(segue all´interno dell´inserto)



Qui le forti spinte compressive provocano l´accavallamento dei blocchi di roccia. Tant´è che in 2500 anni è stato interessato da più di 30.000 terremoti di media e forte intensità. Poi c´è l´alta densità abitativa, determinata da una forte antropizzazione del territorio e cioè dalla presenza diffusa dell´uomo e delle sue abitazioni: 194 abitanti per chilometro quadrato contro una media europea di poco superiore ai 69. In una penisola lunga e stretta come la nostra, un incidente nucleare o una fuga radioattiva potrebbe provocare conseguenze molto più gravi che altrove. E comunque, senz´altro più gravi per noi di un incidente che avvenisse al di là delle Alpi: per esempio, nella vicina Francia che peraltro nel mese di ottobre, per la prima volta dopo l´inverno 1982-83, è diventata importatore netto di energia elettrica in seguito ai numerosi stop alle centrali nucleari e dove all´inizio di novembre sono stati chiusi 18 reattori su 58.
Sono proprio questi due fattori ambientali, rischio sismico e densità abitativa, che rendono pericolosa l´installazione di centrali nucleari sul nostro territorio. È vero che, rispetto ai tempi di Chernobyl, la tecnologia si è evoluta e i nuovi impianti sono stati costruiti in modo da resistere ai terremoti. Ma anche qui la sicurezza non è garantita al cento per cento, se è vero che la centrale più grande del mondo - quella giapponese di Kashiwazi-Kariwa, vicino Tokyo - nonostante sia stata progettata secondo le più moderne tecniche antisismiche, dopo l´ultima scossa ha subìto tante e tali lesioni che è stata chiusa ed è ferma da due anni.
Sono rischi che non riguardano solo l´ipotesi di un incidente nucleare o una fuga radioattiva, bensì la stessa conservazione e gestione delle scorie. Una maledizione biblica che, attraverso l´inquinamento delle falde freatiche nel sottosuolo, può protrarsi per millenni e di fronte alla quale il mondo scientifico non è stato in grado di fornire una soluzione rassicurante e definitiva. Al di là del cosiddetto "effetto Nimby", acronimo che sta per not in my back yard (non nel mio giardino) e riassume la contrarietà delle popolazioni locali alle centrali nucleari nel proprio territorio, in Italia l´ultima proposta di collocare un sito per lo smaltimento delle scorie a Scanzano jonico, in Basilicata, ha suscitato la sollevazione degli abitanti e dell´amministrazione cittadina.
Quanto alla tesi che lo sviluppo del nucleare consentirebbe al nostro Paese di ridurre la dipendenza energetica dal petrolio e quindi dall´estero, forse vale la pena ricordare che l´Italia non dispone di "oro nero" come non ha giacimenti di uranio. In compenso, per far funzionare le turbine delle centrali atomiche, occorre consumare un´enorme quantità d´acqua e noi ne abbiamo molto meno della Francia, dove il 40 per cento viene assorbito dal nucleare. Infine, il paesaggio. In un Paese nel quale perfino le energie rinnovabili incontrano qualche ostilità, a causa dell´impatto ambientale delle pale eoliche o dei pannelli fotovoltaici, è singolare che la sagoma inquietante e minacciosa delle centrali nucleari non provochi reazioni analoghe. Non abbiamo acqua, petrolio o uranio. Ma almeno teniamoci stretto il nostro patrimonio di risorse naturali, di beni artistici e culturali, se non altro per difendere la prima industria nazionale: quella del turismo.

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