venerdì 15 maggio 2009

Nucleare "il sì definitivo entro giugno"

Nucleare "il sì definitivo entro giugno"

La Stampa del 14 maggio 2009, pag. 8

Raffaello Masci

Il dado è tratto: in Italia torna il nucleare, dopo che un referendum dell’87 l’aveva bandito. L’ultimo dei quattro articoli del ddl «sviluppo ed energia» che riapre la corsa all’atomo, quello che istituisce l’Agenzia per la sicurezza nucleare, ha ottenuto ieri l’ok del Senato. Ora mancano solamente il voto finale sull’intero ddl, slittato a stamattina per mancanza del numero legale, ed il sigillo della Camera. Dove, ha spiegato ieri il viceministro per lo Sviluppo Adolfo Urso, si tornerà per «una breve terza lettura. Ma entro giugno tutto dovrebbe passare in maniera definitiva». «Con l’approvazione del Senato il discorso è chiuso: il ddl sviluppo non subirà altre modifiche» ha commentato, lapidario, il ministro Scajola. Che in aula ha aggiunto: «Il nucleare non è costoso, non è sbagliato e non è contro le Regioni».

A questo punto, mentre il governo sarà impegnato nei prossimi sei mesi ad esercitare le deleghe, che gli consentiranno di tradurre in decreti applicativi le decisioni della legge, nel paese si aprirà un tormentato dibattito su dove allocare le centrali venture. C’è da attendersi non solo l’opposizione di alcuni enti locali, ma anche la proliferazione di comitati «denuclearizzati».

Adolfo Urso, che è stato delegato dal governo a seguire tutto il «dossier nucleare», ieri ha passato al giornata a rispondere ai senatori e ai cronisti che chiedevano lumi. Intanto - ha chiarito - entro giugno la legge sarà pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Dopo di che si apre uno scadenzario molto pressante: entro sei mesi il governo deve esercitare le deleghe per individuare i siti degli impianti di produzione, quelli per lo smaltimento delle scorie, e - infine - le modalità di «compensazione» economica per le popolazioni interessate da queste nuove strutture.

La prima di queste istanze è quella che più preoccupa perché ha generato da subito polemiche. Esiste un documento del Cnen (poi diventato Enea) che risale agli anni Settanta e che individua alcuni siti idonei in Sardegna (tre posti), in Puglia, e nella valle del Po dal Vercellese fino a Mantova. Roberto della Seta, senatore del pd, ha fatto anche balenare l’ipotesi che il sito di Saluggia (Vercelli) possa diventare una sorta di grande discarica delle scorie. Considerando che i siti idonei ad ospitare gli impianti devono offrire garanzie di accesso all’acqua per raffreddare i reattori e condizioni sismiche rassicuranti, Greenpeace ritiene che quelli adatti siano pochissimi: le province di Vercelli e Pavia, l’isola di Pianosa in Toscana, le provincie di Ogliastra, Nuoro e Cagliari, ma anche Montalto di Castro.

La Regione Piemonte si è detta preoccupata e ha subito alzato barriere, così come altre regioni potenzialmente toccate dal piano nucleare (Puglia, Lazio, Toscana). Urso, quindi, è subito corso ai ripari, bollando tutte queste ipotesi come boutade generate da ragioni elettorali. «Nulla sarà deciso contro la volontà degli enti locali - ha chiarito - e comunque le indicazioni contenute nel documento del Cnen degli anni Settanta sono del tutto superate. Non sarà il governo a stabilire dove fare le centrali, ma saranno i tecnici a indicare tutti i siti potenzialmente idonei. In base a questi criteri, all’interesse degli enti locali e delle imprese che dovranno gestire gli impianti, si deciderà. Ma tutto questo è di la da venire». Ma c’è anche chi si è candidato ad accogliere le nuove centrali, come la Sicilia e il Friuli. Il governo, per intanto, inizierà una «grande campagna informativa» sui vantaggi del nucleare e anche sulle ricadute economiche che l’allestimento delle centrali comporterà per le popolazioni che vorranno ospitarle. Si parla di infrastrutture e occupazione ma anche di sconti sulle tariffe energetiche per imprese e cittadini. Che questo poi possa convincere gli scettici o i titubanti è altra questione.

Il nucleare al giro di boa: ma il voto al Senato slitta oggi

Il nucleare al giro di boa: ma il voto al Senato slitta oggi

Il Messaggero del 14 maggio 2009, pag. 23

Barbara Corrao

Ritorno al nucleare con voto a sorpresa. Era tutto pronto al Senato per il secondo giro di boa del ddl sullo «Sviluppo e l`internazionalizzazione delle imprese», quello appunto che sancisce il rientro dell`Italia nell`energia nucleare dopo vent`anni dal referendum, quando è mancato il numero legale. E il presidente di Palazzo madama Schifani. non ha potuto fare altro che rinviare il voto finale a stamattina alle 9,30. E dire che il ministro dello Sviluppo Scajola aveva appena finito di spiegare che le nuove norme (si va dalla lotta alla contraffazione all`accelerata sugli impianti e infrastrutture energetiche. alla class action e molto altro) sono «riforme attese da anni, in grado di rilanciare la competitività del Paese». Aveva anche detto che con l`approvazione al Senato il ddl «è chiuso. E` necessario farlo entrare in vigore nel tempo più breve, sicuramente prima dell`estate». «Noi abbiamo scelto la linea del confronto parlamentare. tanto alla Camera quanto al Senato e questo è durato a lungo» ha ricordato il ministro precisando che c`è stata convergenza su moltissimi articoli, su altri meno. Questa è la terza lettura, ora il provvedimento è praticamente chiuso e quindi il passaggio alla Camera sarà molto breve». E` a quel punto che l`opposizione ha fatto mancare il numero legale e il voto elettronico ha messo in evidenza l`assenza dei senatori della maggioranza: pare solo tre. Schifani ha tentato di prolungare la seduta ma poi ha dovuto prendere atto e ha rinviato a stamattina. Siamo comunque ad un passo dall`approvazione finale del testo che affida al governo la delega sulla scelta dei siti perle nuove centrali (un primo pacchetto di 4 le costruirà l`Enel con la francese Edf) e istituisce l`Autorità unica a cui sarà affidato il controllo su tutta la filiera dell`atomo e la responsabilità sulla sicurezza. Dato che a Palazzo Madama sono state approvate delle modifiche, il ddl dovrà affrontare un nuovo passaggio alla Camera. Il parlamento chiude il 27 maggio per le elezioni, ma si riprenderà subito dopo. E molti si aspettano che il governo proprio per chiudere definitivamente la partita, finisca per porre, in terza lettura, la questione di fiducia. Realisticamente, dunque, si punta a concludere entro fine giugno. Il provvedimento dà via libera all`inasprimento delle pene contro il reato di contraffazione, introduce la class action (ma non sarà retroattiva e ciò a suscitato molte polemiche). aumenta le royalties sulle concessioni di idrocarburi (dal 7 al 10%) e consente la nascita di un Fondo per ridurre il prezzo dei carburanti in quelle regioni che ospitano i campi produttivi: come, Basilicata, Veneto. Calabria, Sicilia e Abruzzo. Ieri è stata anche bocciata la nonna che voleva prorogare al 2015 i tetti antitrust per l`Eni sulla vendita di gas. E` stata infine aumentata dal 5,5 al 6.5 per cento l`addizionale Ires (la cosiddetta Robin tax) il che consentirà di coprire i fondi per l`editoria. L`avvicinarsi del ddl ai voto finale ha riaperto polemiche e contestazioni da parte dell`opposizione. «Andremo al conflitto istituzionale, troveremo ogni possibile strada per opporci», ha annunciato battagliera la governatrice del Piemonte, Mercedes Bresso. Seguita da esponenti regionali Pd in Toscana,Lazio, Sardegna. Contrari al nucleare Emma Bonino come anche la capogruppo Pd al Senato Finocchiaro che attacca «la figuraccia della maggioranza, Altrettanto grave è la forzatura della presidenza del Senato che ha imposto, senza che noi lo chiedessimo, di verificare se ci fossero le condizioni per votare». E le assicurazione del vice ministro Urso sul fatto che «non c`è alcuna mappa dei siti ancora aggiornata» non sono valse a placare le acque. Oggi il voto finale.

mercoledì 13 maggio 2009

Nucleare, via libera al piano per le centrali

Nucleare, via libera al piano per le centrali
ROBERTO PETRINI
13 MAGGIO 2009, LA REPUBBLICA

Bot, rendimenti al minimo storico. Fmi: ripresa nel 2010

Via libera del Senato all´articolo 14 del ddl "Sviluppo" con cui si conferisce al governo la delega per adottare, entro sei mesi, uno o più decreti legislativi di riassetto «per la localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare». Immediata la reazione dell´opposizione: una follia. Intanto, toccano il minimo storico i rendimenti dei Bot. E per l´Fmi la ripresa ci sarà nel 2010.
Nucleare, via libera del Senato sei mesi al governo per scegliere i siti
Passa l´autorizzazione unica. L´opposizione: niente controlli

Palazzo Madama approva la norma del ddl-sviluppo Il Pdl rinuncia a ripristinare l´agente monomandatario nelle assicurazioni



ROMA - Via libera del Senato al ritorno del nucleare in Italia. Ieri l´assemblea di Palazzo Madama ha approvato (con 142 sì e 105 no: sì del Pdl e dell´Udc, no del Pd e dell´Idv) gli articoli 14-15 e 16 del disegno di legge «Sviluppo ed energia» che danno al governo la delega per adottare entro sei mesi (nel precedente testo si parlava del 30 giugno 2009), e dopo una delibera del Cipe, più decreti per il ripristino dell´intera filiera di produzione dell´energia atomica: tipologia e disciplina per la localizzazione degli impianti, stoccaggio del combustibile, deposito dei rifiuti radioattivi. Sono previste procedure velocizzate per la costruzione delle centrali da parte di consorzi: la cosiddetta «autorizzazione unica» che sostituisce ogni tipo di licenza e nulla osta tranne la Via (valutazione impatto ambientale) e la Vas (valutazione d´impatto strategica). Sono previste inoltre «misure compensative in favore delle popolazioni interessate».
Dopo più di vent´anni si riapre dunque la strada all´energia nucleare: a bloccarla fu un referendum che si tenne l´8 novembre del 1987, l´anno dopo della tragedia di Chernobyl. I tempi del ritorno, per ora sono tutti da verificare: da segnalare tuttavia che nel febbraio scorso Berlusconi e Sarkozy hanno già siglato un´intesa per la produzione di energia nucleare che coinvolge Edf e Enel.
«Una scelta sbagliata e antieconomica», ha dichiarato la capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro. «L´atomo di Berlusconi e Scajola era già vecchio, ora è decrepito», ha attaccato Roberto Della Seta del Pd il quale ha denunciato un aspetto in ombra della nuova normativa: non è chiaro infatti chi debba individuare i siti delle nuove centrali e c´è il rischio che questo compito spetterà alle grandi imprese dell´energia, e ciò potrà avvenire anche contro il parere delle Regioni in presenza del principio del potere sostitutivo del governo in mancanza di intesa con gli enti locali. Inoltre, sempre Della Seta, osserva polemicamente che i siti saranno oggetto di «segreto militare». Furenti i Verdi: per Grazia Francescato il «governo persevera in una follia antieconomica», mentre per Belisario (Idv) si tratta di una delega al governo «senza controlli».
Nel corso della votazione, assai contrastata e segnata ieri mattina dalla mancanza per quattro volte del numero legale per assenze nelle file della maggioranza, sono stati comunque inseriti alcuni emendamenti «migliorativi» da parte del Pd, accolti dal governo: uno di questi prevede che i benefici compensativi ai cittadini che vivono in prossimità delle nuove centrali saranno a carico delle imprese non saranno scaricati sugli utenti finali.

Centrali in Puglia, Sardegna e Piemonte contro i rischi di terremoti e inondazioni
Il dossier

Dalla costa di Ostuni a Lanusei, da Vercelli al Mantovano, la mappa dell´Enea
Il progressivo innalzamento dei mari mette fuori gioco larghi tratti di costa italiana
MAURIZIO RICCI


ROMA - In Sardegna, dalle parti di S. Margherita di Pula a sud. O anche sulla costa orientale, fra S. Lucia e Capo Comino. O più giù, davanti a Lanusei, alla foce del Rio Mannu. In Puglia, sulla costa di Ostuni. Lungo il Po, dal vercellese fino al mantovano, dove già esistevano le centrali di Trino e di Caorso. I siti dove localizzare le nuove centrali sono pochi e rischiano di essere molto affollati. Nei prossimi mesi, dovranno essere stabiliti i parametri, in base ai quali decidere dove collocare le future centrali. Sarà una fase di intenso mercanteggiamento con le autorità e le comunità locali, ma i margini di manovra sono ristretti anche dalla particolare conformazione geologica e costiera italiana.
Si può partire dalla mappa dei possibili siti che il Cnen (poi diventato Enea) disegnò negli anni ´70. E´ una mappa, però, largamente superata dagli eventi. In molte aree si è moltiplicata la densità abitativa, che il Cnen considerava un parametro sfavorevole. Soprattutto, è cambiato il rapporto con l´acqua. Le centrali hanno bisogno di molta acqua per raffreddare i reattori (questa acqua circola, naturalmente, fuori dal reattore) e, per questo vengono, di solito, costruite vicino ai fiumi o al mare. Il rischio, quando si tratta di fiumi, sono le piene, più frequenti negli ultimi decenni. Ma è un pericolo relativo: la centrale di Trino Vercellese, sette metri sopra il livello del Po, è sopravvissuta all´asciutto a due piene catastrofiche. Il problema, in realtà, non è troppa acqua, ma troppo poca. Il riscaldamento globale sta diminuendo la portata dei fiumi e c´è il dubbio che, in estate, la portata del Po non sia sufficiente per il raffreddamento delle centrali, mentre, contemporaneamente, si acuisce il problema di salvaguardare le falde acquifere, ad esempio in una zona di risaie, come il vercellese.
L´alternativa sono le coste e l´acqua del mare. Ma il riscaldamento globale innalzerà progressivamente, nei prossimi decenni, il livello dell´Adriatico, del Tirreno e dello Jonio, ponendo a rischio allagamento centrali costruite per durare, mediamente, una cinquantina d´anni. Il Cnen, ad esempio, aveva indicato fra le aree più idonee il delta del Po e quello del Tagliamento, nell´Adriatico settentrionale. Ma il suo successore, l´Enea, definisce tutta la costa adriatica a nord di Rimini come la zona italiana a più alto pericolo di allagamento, con un innalzamento - minimo - del livello del mare di 36 centimetri. In effetti, quest´altra mappa dell´Enea ripercorre gran parte della costa italiana. Sia Piombino che l´area della vecchia centrale di Montalto di Castro, nel Lazio, ad esempio, scontano un innalzamento minimo del livello del mare di 25 centimetri.
E lontano dalle coste? Qui, il problema sono i terremoti. Sono poche, come mostra la storia recente e meno recente, le zone italiane esenti dal rischio sismico. Secondo la carta dell´Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, davvero al riparo dai tremori della terra ci sono solo, oltre alla Sardegna, l´area di confine fra Piemonte e Lombardia e l´estremo lembo della Puglia. Naturalmente, una centrale può essere costruita con le più avanzate tecniche antisismiche. Qui, però, il problema non è tanto - o soltanto - l´eventualità di uno scuotimento catastrofico, che spacchi il reattore e riversi all´esterno la radioattività. Il problema sono fenomeni che compromettano il funzionamento del reattore. In Giappone, la più grande centrale atomica al mondo (Kashiwazi-Kariwa, non lontana da Tokyo) è ferma da due anni, in seguito ad un terremoto. L´impianto era stato costruito per reggere terremoti fino al grado 6 della scala Richter, ma si è rivelato un parametro ottimistico. Il terremoto del 2007 è stato pari a 6,8 gradi, una differenza enorme: dato che la scala è logaritmica, un grado in più significa un terremoto trenta volte più distruttivo. Non ci sono stati pericoli alla salute pubblica o fughe di radioattività, ma la Tepco (Tokyo Electric Power) ha dovuto, dal luglio del 2007, fermare i reattori, con un danno economico di quasi 6 miliardi di dollari, solo nel primo anno. Solo in questi giorni la Tepco si prepara a riavviare uno degli otto reattori della centrale.
Se sovrapponete la mappa dell´Enea sull´allagamento delle coste a quella dell´Istituto di geofisica, le aree a totale sicurezza (a prescindere dagli altri possibili parametri) che ne risultano sono quelle poche zone della Sardegna, della Puglia e del corso del Po. Qui, presumibilmente, si dovrebbero concentrare le centrali del piano nucleare italiano. Ma quante? Il governo ha finora parlato di quattro centrali. L´obiettivo dichiarato, tuttavia, è arrivare a soddisfare, con il nucleare, il 25 per cento del fabbisogno elettrico italiano. Le quattro centrali di cui si è, finora, parlato, arrivano, però, a poco più di un terzo. Secondo le previsioni della Terna, che gestisce la rete italiana, infatti, il fabbisogno elettrico italiano richiederà, già nel 2018, una potenza installata di 69 mila Megawatt. Le quattro centrali prospettate - che, peraltro, anche nell´ipotesi migliore, sarebbero completate 7-8 anni più tardi del 2018 - ne offrono solo 6.400, cioè il 9,2 per cento. Per arrivare al 25 per cento del fabbisogno, occorrono 17.500 Megawatt di potenza, quasi il triplo. In buona sostanza, per centrare quell´obiettivo non bastano quattro centrali da 1.600 Mw, come quelle ipotizzate finora. Ce ne vogliono 11.
Tutte in Sardegna, Puglia e Piemonte? E a quale costo? L´industria francese calcola, oggi, per la costruzione in Francia di una centrale tipo quelle italiane, un costo minimo di 4,5 miliardi di euro. I tedeschi di E.On scontano, per la costruzione di una centrale analoga, in Inghilterra, un costo di 6 miliardi di euro. Se si ritiene più attendibile, nel caso italiano, la valutazione di E.On per la centrale inglese, il costo complessivo dei quattro impianti italiani sfiora i 25 miliardi di euro. Per 11 impianti, da varare in rapida successione, si arriva vicini a 70 miliardi di euro, una cifra superiore al 4 per cento del prodotto interno lordo nazionale.




Mercedes Bresso, governatore del Piemonte: ho già chiesto ai legali di studiare le risposte da dare al governo
"Le Regioni non resteranno fuori ci opporremo con ogni mezzo"

Ci provino, e io appena so che area hanno scelto ci metto un vincolo agricolo o quant´altro e vediamo chi la spunta
MARCO TRABUCCO


TORINO - Mercedes Bresso, governatore del Piemonte, la delega al governo per la costruzione di nuove centrali nucleari lascia alle regioni solo la consolazione di un parere consultivo. Lei ci sta?
«Nemmeno per sogno, andremo al conflitto costituzionale, troveremo ogni possibile strada per opporci».
Ha già in mente come farlo?
«Ho già incaricato alcuni legali di studiare se e come può essere bypassato dal governo il risultato di un referendum popolare. Berlusconi in pochi giorni ha dimostrato quanto gli importa della volontà degli elettori: prima ha fatto rinascere il ministero del Turismo, bocciato da un referendum anni fa, senza nemmeno la foglia di fico di un cambiamento del nome, poi adesso parte con il nucleare. E non basta».
Cosa può ancora aggiungere?
«Che una decisione come quella di oggi dimostra che questo governo è il meno federalista della nostra storia, con buona pace della Lega: invece di decidere insieme alle regioni, si impone o ne scavalca le competenze, senza curarsi di nulla. E quando non sa più cosa dire minaccia di usare l´esercito come ha fatto l´altro giorno Berlusconi sulla Tav: in un momento tra l´altro in cui tensioni al riguardo proprio non ci sono».
Tra i possibili siti di cui si parla per ospitare una nuova centrale atomica ce ne sarebbe uno nella zona di Novara, non è sismica sarebbe al riparo da alluvioni. Se sarà scelto si opporrà?
«Sono pazzi: quell´area è sotto le rotte aeree di Malpensa, non ci sono solo l´acqua e i terremoti cui guardare. Certo che mi opporrei, in ogni modo: ci provino e io appena scopro che area hanno scelto ci metto un vincolo agricolo o quant´altro, poi vediamo chi la spunta. Il Piemonte ha già pagato il suo prezzo con l´amianto e con la vecchia centrale di Trino».
Non è che in questa vicenda le fa velo la sua notoria opposizione al nucleare?
«Io non sono contraria al nucleare, ma a questo nucleare, perché è inutile e costoso oltre che pericoloso. Sono invece favorevole alla ricerca per trovare altre forme di energia nucleare meno a rischio e più convenienti. Addirittura come Regione Piemonte stiamo pensando di iniziare un collaborazione con Rubbia. In più sono convinta che così si svia l´attenzione dalle energie alternative rinnovabili che sono il futuro e in cui l´Italia rischia di rimanere al palo».
Quindi il suo è un no ad oltranza?
«Certo, anche se sono convinta che nonostante tutti i proclami Berlusconi non ce la farà a far partire nulla: ci vogliono ben più dei 4 anni di governo che ha davanti per far partire un programma nucleare. Non hanno nemmeno ancora identificato il sito in cui mettere le scorie»

Nucleare, sì del Senato alla delega al Governo

Nucleare, sì del Senato alla delega al Governo

Il Secolo XIX del 13 maggio 2009, pag. 2

Il Senato ha dato il suo ok all`articolo 14 del disegno di legge "Sviluppo" che prevede una delega al governo in materia di nucleare. Il governo ad adotterà uno o più decreti legislativi di riassetto normativo per la disciplina della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione elettrica nucleare; i sistemi di stoccaggio dei rifiuti radioattivi e dei materiale nucleare; la definizione delle misure compensative minime da corrispondere alle popolazioni interessate. È stato dato anche l`ok ad alcuni emendamenti. In particolare è stato approvato un emendamento dei Pd che stabilisce che i benefici che verranno riconosciuti ai cittadini residenti e agli enti locali nel territorio circostante il sito e che saranno a carico delle imprese coinvolte nella costruzione e nella gestione del sito, non siano scaricati poi a spese «degli utenti finali». Un secondo emendamento dei Pd, approvato, stabilisce che le risorse finanziarie del fondo che le imprese interessate dovranno alimentare per lo smantellamento delle centrali nucleari e per lo smaltimento delle scorie «possono essere attribuite, oltre che alla Provincia e al Comune che ospitano la centrale nucleare, anche ai Comuni confinanti con quello in cui è situata la centrale».

sabato 4 aprile 2009

La via italiana al nucleare: una follia energetica

La via italiana al nucleare: una follia energetica

Liberazione del 3 aprile 2009, pag. 18

Massimo De Santi

Il popolo italiano si è già espresso per il No al nucleare (referendum 1987). Eppure il governo ha approvato in fretta e furia un programma per la costruzione di centrali nucleari per la produzione di energia elettrica. Il partner è la Francia, che ha certamente accumulato un grande background nucleare, sia civile che militare. E` una scelta paradossale, visto che, nonostante i suoi cinquant`anni di esperienza (19 centrali atomiche con 58 reattori in funzione), la Francia si trova oggi in seria difficoltà per le scelte nucleari del passato: problema della sicurezza delle centrali e dello smaltimento delle scorie radioattive. Nel 2008 in Francia si sono verificati diversi incidenti agli impianti nucleari che non hanno ancora trovato una risposta tranquillizzante da parte delle autorità competenti, senza che queste abbiano mai eseguito né le valutazioni di impatto sanitario (effetto delle radiazioni ionizzanti), né gli approfonditi sul genoma umano nelle zone vicine agli impianti nucleari. Questa cosiddetta rinnovata via italiana al nucleare è una follia energetica: siamo di fronte a un vero e proprio crimine ambientale, sanitario, sociale ed economico. Ma procediamo con ordine. 1. La costruzione di una centrale nucleare richiede mediamente dieci anni, un tempo troppo lungo rispetto agli stessi obiettivi annunciati, tra i quali la riduzione dell`effetto serra. L`estrazione dell`uranio, il suo trasporto, la produzione delle barre di combustibile e la costruzione stessa della centrale sono tutti processi che richiedono grandi quantità di combustibili fossili con alta produzione di Co2. 2. Il nostro paese dovrebbe importare "chiavi in mano" le centrali nucleari dalla Francia con l`ingente esborso di 3 miliardi di euro per ogni centrale. 3. L`Italia non ha più tutte le competenze nucleari degli anni `60 e `70 accumulate attraverso la ricerca, la sperimentazione e la stessa produzione di parti importanti delle centrali (Ansaldo Meccanica Nucleare, Fiat, Breda, ecc.). 4. Le quattro centrali nucleari previste, coprirebbero solo una parte minima della produzione elettrica del paese, che è una modesta frazione del consumo totale di energia. 5. Le ingenti risorse finanziarie necessarie al nucleare andrebbero a scapito di un efficace programma per il risparmio, l`efficienza dell`energia e le fonti rinnovabili, in linea con quanto previsto a livello europeo. 6. Sulla sicurezza non avremo garanzie sufficienti. Esiste, infatti, una sicurezza intrinseca all`impianto che deriva dal tipo di tecnologia usata (in questo caso di importazione francese) sulla quale non possiamo intervenire, una sicurezza derivante dall`ubicazione dell`impianto e una sicurezza di esercizio, di cui non abbiamo più le competenze di alta specializzazione necessarie. Elemento non trascurabile è la scelta dei siti (compatibilità territoriale, ambientale e sanitaria), che per una paese come il nostro stretto, lungo, densamente popolato e in gran parte sismico diventa praticamente irrisolvibile. Le zone più idonee (normalmente vicine ai grandi corsi d`acqua o al mare), sono anche le zone più popolate e cariche di impianti ad alto rischio (raffinerie, centrali termoelettriche, impianti chimici, ecc.). A meno che non si pensi di imporre la localizzazione delle centrali nucleari con l`esercito, più che con il consenso democratico degli enti locali e delle popolazioni. 7. I piani di preventiva evacuazione delle popolazioni in caso di incidente sarebbero una chimera. Siti ipotizzati quali Montalto di Castro nel Lazio (vicino a città come Civitavecchia e Roma) o l`Isola di Pianosa in Toscana, presenterebbero grandi difficoltà di intervento da parte dei mezzi di soccorso. In caso poi di incidente catastrofico (fusione del nocciolo del reattore nucleare, attentato, caduta di aereo, ecc), non ci sarebbero poi le condizioni minime per garantire la sicurezza delle popolazioni, considerato che nel nostro paese non siamo in grado di far fronte neppure alla elementare sicurezza nei luoghi di lavoro. 8. L`inquinamento radioattivo, per effetto dello sversamento nelle acque circostanti di radionuclidi a bassa e media intensità, interessa le falde idriche e la catena alimentare, mentre i gas radioattivi contenenti Iodio 131, producono effetti cancerogeni sulla tiroide. Tutte le radiazioni ionizzanti sono sempre mutagenetiche e non esiste una soglia minima garantita: i loro effetti sull`uomo (insorgenza di tumori, leucemie, ecc.) si possono avere anche a distanza di più di 20/30 anni. A livello internazionale si è definita per le radiazioni nucleari una soglia di "rischio accettabile", ma ciò non significa che tale soglia non sia dannosa. 9. Lo smaltimento delle scorie radioattive - barre esaurite di combustibile, strutture contaminate, smantellamento dell`impianto - è un problema ancora irrisolto. Il plutonio prodotto in centrale dai processi di fissione nucleare può servire anche per la costruzione di bombe atomiche e in ogni caso deve essere smaltito. Il plutonio è considerato l`elemento più radiotossico (1 milionesimo di grammo, se inalato, è potenzialmente sufficiente a indurre il cancro). Infine, il tempo di decadimento del plutonio (tempo in cui dimezza la sua radioattività) è di 24.200 anni: occorrono più di 100mila anni perché esaurisca la sua pericolosità radioattiva per l`uomo e l`ambiente. In definitiva, la berlusconiana via italiana al nucleare è dettata dalla logica capitalistica di massimizzazione del profitto: gli utili sono certi nella fase di costruzione della grande opera, le perdite vengono scaricate sul pubblico, non si risolvere il problema della dipendenza energetica, nè la diminuzione dell`effetto serra, nè tanto meno si offre l`uscita dai combustibili fossili. Il nucleare per il nostro paese è solamente una follia economica, energetica, ambientale e sanitaria e in tempi di crisi, un vero e proprio crimine sociale.

Slitta il piano per il nucleare

Slitta il piano per il nucleare

Il Sole 24 Ore del 3 aprile 2009, pag. 17

Federico Rendina

I "criteri" per cominciare a studiare dove piazzare le nuove centrali atomiche italiane arriveranno solo in autunno inoltrato, se andrà bene: il termine del 30 giugno è ufficialmente slittato. E poi, ma se ne parlerà comunque dal 2010, bisognerà vedersela con la consueta burocrazia: salta infatti l`autorizzazione unica e ritornano i vincoli della Via (valutazione di impatto ambientale) e Vas (valutazione ambientale strategica). Nel frattempo gli operatori elettrici che davvero pensano di partecipare alla sfida avranno qualche brivido in più sul fronte dei costi, comunque immani, dell`operazione. Salta infatti il progetto di costruire consorzi partecipati, seppure in minoranza, dalla Cassa depositi e prestiti. E chi vorrà avventurarsi nella pianificazione economica delle centrali atomiche sappia fin d`ora che dovrà accantonare dall`inizio tutti i denari per il futuro smaltimento delle scorie, e che dovrà riconoscere una serie di "compensazioni" economiche sia alle popolazioni, anche con bollette scontate, che alle amministrazioni locali. Alle quali bisognerà comunque garantire «elevati» (e non più «adeguati», come previsto nel progetto iniziale) livelli di sicurezza, da pubblicizzare finanziando campagne informative. E’ la nuova via crucis del rinascimento nucleare italiano, tracciata da maggioranza e opposizione nella commissione Industria del Senato, dove sta lentamente progredendo lo stralcio del ddl "sviluppo" che contiene appunto le norme per rendere credibile la promessa del Governo sul ritorno all`atomo elettrico. Le modifiche, che aggiungono nuovi tormenti, sono contenute negli emendamenti proposti o direttamente dalla maggioranza (slittamento di sei mesi per i criteri rispetto al termine del 30 giugno, no alla partecipazione della Cdp, compensazioni estese anche agli enti locali) o dall`opposizione con il via libera di molti membri della maggioranza (no all`autorizzazione unica, ad esempio). Tutto più difficile, dunque. Anche perché le nuove stime sulla effettiva convenienza dell`operazione preoccupano sempre di più. Lo testimoniano, tra gli altri, gli analisti del Boston Consulting Group. In Italia - spiega Fabio Cantatore, responsabile dell`area energia di Bcg per l`Italia - le centrali nucleari possono rivelarsi decisive per risolvere i problemi strutturali della nostra energia, riequilibrando il mix di combustibili che vede l`egemonia del gas, «mitigando la dipendenza dall`estero e contribuendo al taglio delle emissioni imposto dai protocolli ambientali». Ma in assoluto l`economicità dell`atomo, che richiede investimenti doppi o più probabilmente tripli rispetto a una centrale a gas o a carbone di pari potenza con la possibilità di "rifarsi" grazie al minor costo del combustibile, «non è affatto scontata», avverte Cantatore. Specie in una fase ciclica calante nei prezzi del barile e del gas. Fanno fede le valutazioni di Bcg sui costi marginali di produzione elettrica negli Stati Uniti, dove si usano davvero tutte le tecnologie a disposizione: tra i 62 e i 65 dollari il costo di produzione del magawattora da nucleare, tutto sommato analogo a quello consentito da una moderna centrale a carbone "pulito" e non lontano dai 70-75 dollari del ciclo combinato di gas. Le proiezioni finanziarie rafforzano la convinzione che a oliare l`operazione può essere solo un sistema di incentivi pubblici, diretti o indiretti, in grado di fornire una corsia normativa preferenziale e un significativo aiuto economico. Sul primo fronte gli ultimi emendamenti non rassicurano. Sul secondo nemmeno: l`estromissione della Cdp è un duro colpo, anche se un ipotetico consorzio "alla finlandese" (tutti concordano che il pool tra operatori, finanziatori e grandi consumatori di energia che si impegnano al ritiro dell`elettricità a prezzi programmati rappresenta anche per noi la migliore soluzione) potrebbe comprendere un protagonista davvero robusto: l`Acquirente unico, l`organismo pubblico che negozia e acquista l`elettricità per i clienti ancora "vincolati", ovvero le famiglie e le piccole imprese che hanno deciso di rimanere agganciate alle vecchie tariffe aggiornate trimestralmente dall`Authority anziché passare alle offerte sul mercato libero dell`energia.

giovedì 19 marzo 2009

Morire per l’Enel. Centrali nucleari: il Governo ha nascosto la verità

Gianfranco Ballardin

Morire per l’Enel. Centrali nucleari: il Governo ha nascosto la verità
Sugarco Edizioni, Milano, 1979

li Governo ha nascosto la verità al Parlamento e al Paese. « Le centrali nucleari sono arcisicure “, ripetono in coro gli esperti di regime, con la complicità pressoché totale dell’establishment scientifico, Invece, anche in Italia, incidenti ce ne sono stati, ma sono stati occultati all’opinione pubblica. L’energia nucleare è, beninteso, una realtà. Su questo non c’è alcun dubbio. Negli Stati Uniti le centrali nucleari in funzione forniscono già 40.000 megawatt di energia elettrica (pari a 40 centrali da 1000 megawatt, come quella che l’Enel vuole installare a Montalto di Castro), ossia circa l’8% del consumo globale.
Negli altri paesi del mondo l’energia nucleare produce circa 35.000 megawatt di energia elettrica.
Mentre gli attivisti del PCI e i “ tecnici del consenso” nobilitati da Ippolito e Barca battono le campagne per spiegare agli italiani che l’energia nucleare è arcisicura, i più autorevoli rapporti americani spiegano invece con ben altra autorevolezza scientifica che nel caso di un grosso incidente occorrerebbe evacuare un’area di 750 chilometri quadrati. Per fare un esempio, se scoppiasse un grosso incidente nucleare nella centrale che l’Enel ha incominciato a costruire a Montalto di Castro, in Maremma, occorrerebbe evacuare nel giro di poche ore tutta Roma. Se invece dovesse scoppiare un grosso incidente nella centrale nucleare di Caorso, in provincia di Piacenza, ai confini con la Lombardia, entrata da poco in funzione, Occorrerebbe evacuare l’intera popolazione di Milano.
In un paese disastrato come l’italia con quali camion, con quali mezzi, con quali criteri verrebbe evacuato, nel giro di poche ore, qualche milione di persone? Rendendosi conto della enormità dl questi rischi gli amministratori comunali dl Caorso, anche alla luce dei fatti di Seveso, si sono pentiti amaramente dl avere accettato, sia pure obtorto collo, di ospitare le centrali dell’Enel.
Ad esempio ben pochi amministratori comunali italiani sanno che una centrale elettronucleare da 1000 megawatt (che è la taglia prescelta per le centrali italiane, come quella di Montalto di Castro) produce in un anno la radioattività dl 1000 bombe atomiche tipo Hiroshima. Finché tutto va a gonfie vele, non c’è nessun rischio. Ma nel caso di un grosso incidente, è la catastrofe. Un disastro capace di cancellare dalla mappa delle regioni abitate intere zone come il Lazio o la Lombardia.

Dalla quarta di copertina.

Il governo ha nascosto la verità al Parlamento e al Paese. « Le centrali nucleari sono arcisicure “‘, ripetono in coro gli esperti di regime, con la complicità pressoché generale dell’establishment scientifico. Invece, anche in Italia, incidenti ce ne sono stati, ma sono stati occultati all’opinione pubblica dalla grande stampa, che dopo alcuni sprazzi di spregiudicatezza e di indipendenza è tornata ad essere sensibile alle veline e alle telefonate da Roma. Nella centrale nucleare del Garigliano (provincia di Caserta) scoppia un filtro, seminando radioattività nelle campagne circostanti. Silenzio assoluto. L’opinione pubblica viene tenuta all’oscuro. La centrale di Trino Vercellese (provincia di Vercelli) resta ferma per tre anni per un guasto che avrebbe potuto trasformarsi in una catastrofe. Segreto assoluto. A Saluggia, in provincia di Vercelli, dove opera un impianto pilota di «riprocessamento» (che è considerata una delle operazioni più complesse e pericolose della tecnologia moderna, tanto è vero che impianti del genere operanti nel mondo si contano sulla punta delle dita) prende fuoco l’edificio dell’ex reattore «Avogadro », che stanno trasformando in deposito di combustibile. La popolazione viene tenuta completamente all’oscuro, e non scatta nemmeno il piano di emergenza. L’avvio della centrale nucleare di Caorso, in provincia di Piacenza, è stato caratterizzato da una serie di difetti negli impianti del circuito di raffreddamento (se durante il funzionamento di una centrale nucleare si ferma il circuito di raffreddamento è la catastrofe, temuta dai filonucleari di tutto il mondo), mentre in precedenza c’erano state delle infiltrazioni di acqua: silenzio assoluto, mentre ognuno di questi episodi, se non fosse stato scoperto in tempo, avrebbe potuto provocare una tragedia. Alla Trisaia, situata nella piana del Metaponto, in Basilicata, tutto è pronto per creare un deposito nazionale di scorie radioattive ad alta attività, che dovranno essere difese dall’esercito o dalla polizia per migliaia di anni. Le scorie radioattive ad alta attività, come ben sanno tutti gli esperti, restano estremamente pericolose per moltissimi secoli.

Da pagina 7