sabato 4 aprile 2009

La via italiana al nucleare: una follia energetica

La via italiana al nucleare: una follia energetica

Liberazione del 3 aprile 2009, pag. 18

Massimo De Santi

Il popolo italiano si è già espresso per il No al nucleare (referendum 1987). Eppure il governo ha approvato in fretta e furia un programma per la costruzione di centrali nucleari per la produzione di energia elettrica. Il partner è la Francia, che ha certamente accumulato un grande background nucleare, sia civile che militare. E` una scelta paradossale, visto che, nonostante i suoi cinquant`anni di esperienza (19 centrali atomiche con 58 reattori in funzione), la Francia si trova oggi in seria difficoltà per le scelte nucleari del passato: problema della sicurezza delle centrali e dello smaltimento delle scorie radioattive. Nel 2008 in Francia si sono verificati diversi incidenti agli impianti nucleari che non hanno ancora trovato una risposta tranquillizzante da parte delle autorità competenti, senza che queste abbiano mai eseguito né le valutazioni di impatto sanitario (effetto delle radiazioni ionizzanti), né gli approfonditi sul genoma umano nelle zone vicine agli impianti nucleari. Questa cosiddetta rinnovata via italiana al nucleare è una follia energetica: siamo di fronte a un vero e proprio crimine ambientale, sanitario, sociale ed economico. Ma procediamo con ordine. 1. La costruzione di una centrale nucleare richiede mediamente dieci anni, un tempo troppo lungo rispetto agli stessi obiettivi annunciati, tra i quali la riduzione dell`effetto serra. L`estrazione dell`uranio, il suo trasporto, la produzione delle barre di combustibile e la costruzione stessa della centrale sono tutti processi che richiedono grandi quantità di combustibili fossili con alta produzione di Co2. 2. Il nostro paese dovrebbe importare "chiavi in mano" le centrali nucleari dalla Francia con l`ingente esborso di 3 miliardi di euro per ogni centrale. 3. L`Italia non ha più tutte le competenze nucleari degli anni `60 e `70 accumulate attraverso la ricerca, la sperimentazione e la stessa produzione di parti importanti delle centrali (Ansaldo Meccanica Nucleare, Fiat, Breda, ecc.). 4. Le quattro centrali nucleari previste, coprirebbero solo una parte minima della produzione elettrica del paese, che è una modesta frazione del consumo totale di energia. 5. Le ingenti risorse finanziarie necessarie al nucleare andrebbero a scapito di un efficace programma per il risparmio, l`efficienza dell`energia e le fonti rinnovabili, in linea con quanto previsto a livello europeo. 6. Sulla sicurezza non avremo garanzie sufficienti. Esiste, infatti, una sicurezza intrinseca all`impianto che deriva dal tipo di tecnologia usata (in questo caso di importazione francese) sulla quale non possiamo intervenire, una sicurezza derivante dall`ubicazione dell`impianto e una sicurezza di esercizio, di cui non abbiamo più le competenze di alta specializzazione necessarie. Elemento non trascurabile è la scelta dei siti (compatibilità territoriale, ambientale e sanitaria), che per una paese come il nostro stretto, lungo, densamente popolato e in gran parte sismico diventa praticamente irrisolvibile. Le zone più idonee (normalmente vicine ai grandi corsi d`acqua o al mare), sono anche le zone più popolate e cariche di impianti ad alto rischio (raffinerie, centrali termoelettriche, impianti chimici, ecc.). A meno che non si pensi di imporre la localizzazione delle centrali nucleari con l`esercito, più che con il consenso democratico degli enti locali e delle popolazioni. 7. I piani di preventiva evacuazione delle popolazioni in caso di incidente sarebbero una chimera. Siti ipotizzati quali Montalto di Castro nel Lazio (vicino a città come Civitavecchia e Roma) o l`Isola di Pianosa in Toscana, presenterebbero grandi difficoltà di intervento da parte dei mezzi di soccorso. In caso poi di incidente catastrofico (fusione del nocciolo del reattore nucleare, attentato, caduta di aereo, ecc), non ci sarebbero poi le condizioni minime per garantire la sicurezza delle popolazioni, considerato che nel nostro paese non siamo in grado di far fronte neppure alla elementare sicurezza nei luoghi di lavoro. 8. L`inquinamento radioattivo, per effetto dello sversamento nelle acque circostanti di radionuclidi a bassa e media intensità, interessa le falde idriche e la catena alimentare, mentre i gas radioattivi contenenti Iodio 131, producono effetti cancerogeni sulla tiroide. Tutte le radiazioni ionizzanti sono sempre mutagenetiche e non esiste una soglia minima garantita: i loro effetti sull`uomo (insorgenza di tumori, leucemie, ecc.) si possono avere anche a distanza di più di 20/30 anni. A livello internazionale si è definita per le radiazioni nucleari una soglia di "rischio accettabile", ma ciò non significa che tale soglia non sia dannosa. 9. Lo smaltimento delle scorie radioattive - barre esaurite di combustibile, strutture contaminate, smantellamento dell`impianto - è un problema ancora irrisolto. Il plutonio prodotto in centrale dai processi di fissione nucleare può servire anche per la costruzione di bombe atomiche e in ogni caso deve essere smaltito. Il plutonio è considerato l`elemento più radiotossico (1 milionesimo di grammo, se inalato, è potenzialmente sufficiente a indurre il cancro). Infine, il tempo di decadimento del plutonio (tempo in cui dimezza la sua radioattività) è di 24.200 anni: occorrono più di 100mila anni perché esaurisca la sua pericolosità radioattiva per l`uomo e l`ambiente. In definitiva, la berlusconiana via italiana al nucleare è dettata dalla logica capitalistica di massimizzazione del profitto: gli utili sono certi nella fase di costruzione della grande opera, le perdite vengono scaricate sul pubblico, non si risolvere il problema della dipendenza energetica, nè la diminuzione dell`effetto serra, nè tanto meno si offre l`uscita dai combustibili fossili. Il nucleare per il nostro paese è solamente una follia economica, energetica, ambientale e sanitaria e in tempi di crisi, un vero e proprio crimine sociale.

Slitta il piano per il nucleare

Slitta il piano per il nucleare

Il Sole 24 Ore del 3 aprile 2009, pag. 17

Federico Rendina

I "criteri" per cominciare a studiare dove piazzare le nuove centrali atomiche italiane arriveranno solo in autunno inoltrato, se andrà bene: il termine del 30 giugno è ufficialmente slittato. E poi, ma se ne parlerà comunque dal 2010, bisognerà vedersela con la consueta burocrazia: salta infatti l`autorizzazione unica e ritornano i vincoli della Via (valutazione di impatto ambientale) e Vas (valutazione ambientale strategica). Nel frattempo gli operatori elettrici che davvero pensano di partecipare alla sfida avranno qualche brivido in più sul fronte dei costi, comunque immani, dell`operazione. Salta infatti il progetto di costruire consorzi partecipati, seppure in minoranza, dalla Cassa depositi e prestiti. E chi vorrà avventurarsi nella pianificazione economica delle centrali atomiche sappia fin d`ora che dovrà accantonare dall`inizio tutti i denari per il futuro smaltimento delle scorie, e che dovrà riconoscere una serie di "compensazioni" economiche sia alle popolazioni, anche con bollette scontate, che alle amministrazioni locali. Alle quali bisognerà comunque garantire «elevati» (e non più «adeguati», come previsto nel progetto iniziale) livelli di sicurezza, da pubblicizzare finanziando campagne informative. E’ la nuova via crucis del rinascimento nucleare italiano, tracciata da maggioranza e opposizione nella commissione Industria del Senato, dove sta lentamente progredendo lo stralcio del ddl "sviluppo" che contiene appunto le norme per rendere credibile la promessa del Governo sul ritorno all`atomo elettrico. Le modifiche, che aggiungono nuovi tormenti, sono contenute negli emendamenti proposti o direttamente dalla maggioranza (slittamento di sei mesi per i criteri rispetto al termine del 30 giugno, no alla partecipazione della Cdp, compensazioni estese anche agli enti locali) o dall`opposizione con il via libera di molti membri della maggioranza (no all`autorizzazione unica, ad esempio). Tutto più difficile, dunque. Anche perché le nuove stime sulla effettiva convenienza dell`operazione preoccupano sempre di più. Lo testimoniano, tra gli altri, gli analisti del Boston Consulting Group. In Italia - spiega Fabio Cantatore, responsabile dell`area energia di Bcg per l`Italia - le centrali nucleari possono rivelarsi decisive per risolvere i problemi strutturali della nostra energia, riequilibrando il mix di combustibili che vede l`egemonia del gas, «mitigando la dipendenza dall`estero e contribuendo al taglio delle emissioni imposto dai protocolli ambientali». Ma in assoluto l`economicità dell`atomo, che richiede investimenti doppi o più probabilmente tripli rispetto a una centrale a gas o a carbone di pari potenza con la possibilità di "rifarsi" grazie al minor costo del combustibile, «non è affatto scontata», avverte Cantatore. Specie in una fase ciclica calante nei prezzi del barile e del gas. Fanno fede le valutazioni di Bcg sui costi marginali di produzione elettrica negli Stati Uniti, dove si usano davvero tutte le tecnologie a disposizione: tra i 62 e i 65 dollari il costo di produzione del magawattora da nucleare, tutto sommato analogo a quello consentito da una moderna centrale a carbone "pulito" e non lontano dai 70-75 dollari del ciclo combinato di gas. Le proiezioni finanziarie rafforzano la convinzione che a oliare l`operazione può essere solo un sistema di incentivi pubblici, diretti o indiretti, in grado di fornire una corsia normativa preferenziale e un significativo aiuto economico. Sul primo fronte gli ultimi emendamenti non rassicurano. Sul secondo nemmeno: l`estromissione della Cdp è un duro colpo, anche se un ipotetico consorzio "alla finlandese" (tutti concordano che il pool tra operatori, finanziatori e grandi consumatori di energia che si impegnano al ritiro dell`elettricità a prezzi programmati rappresenta anche per noi la migliore soluzione) potrebbe comprendere un protagonista davvero robusto: l`Acquirente unico, l`organismo pubblico che negozia e acquista l`elettricità per i clienti ancora "vincolati", ovvero le famiglie e le piccole imprese che hanno deciso di rimanere agganciate alle vecchie tariffe aggiornate trimestralmente dall`Authority anziché passare alle offerte sul mercato libero dell`energia.

giovedì 19 marzo 2009

Morire per l’Enel. Centrali nucleari: il Governo ha nascosto la verità

Gianfranco Ballardin

Morire per l’Enel. Centrali nucleari: il Governo ha nascosto la verità
Sugarco Edizioni, Milano, 1979

li Governo ha nascosto la verità al Parlamento e al Paese. « Le centrali nucleari sono arcisicure “, ripetono in coro gli esperti di regime, con la complicità pressoché totale dell’establishment scientifico, Invece, anche in Italia, incidenti ce ne sono stati, ma sono stati occultati all’opinione pubblica. L’energia nucleare è, beninteso, una realtà. Su questo non c’è alcun dubbio. Negli Stati Uniti le centrali nucleari in funzione forniscono già 40.000 megawatt di energia elettrica (pari a 40 centrali da 1000 megawatt, come quella che l’Enel vuole installare a Montalto di Castro), ossia circa l’8% del consumo globale.
Negli altri paesi del mondo l’energia nucleare produce circa 35.000 megawatt di energia elettrica.
Mentre gli attivisti del PCI e i “ tecnici del consenso” nobilitati da Ippolito e Barca battono le campagne per spiegare agli italiani che l’energia nucleare è arcisicura, i più autorevoli rapporti americani spiegano invece con ben altra autorevolezza scientifica che nel caso di un grosso incidente occorrerebbe evacuare un’area di 750 chilometri quadrati. Per fare un esempio, se scoppiasse un grosso incidente nucleare nella centrale che l’Enel ha incominciato a costruire a Montalto di Castro, in Maremma, occorrerebbe evacuare nel giro di poche ore tutta Roma. Se invece dovesse scoppiare un grosso incidente nella centrale nucleare di Caorso, in provincia di Piacenza, ai confini con la Lombardia, entrata da poco in funzione, Occorrerebbe evacuare l’intera popolazione di Milano.
In un paese disastrato come l’italia con quali camion, con quali mezzi, con quali criteri verrebbe evacuato, nel giro di poche ore, qualche milione di persone? Rendendosi conto della enormità dl questi rischi gli amministratori comunali dl Caorso, anche alla luce dei fatti di Seveso, si sono pentiti amaramente dl avere accettato, sia pure obtorto collo, di ospitare le centrali dell’Enel.
Ad esempio ben pochi amministratori comunali italiani sanno che una centrale elettronucleare da 1000 megawatt (che è la taglia prescelta per le centrali italiane, come quella di Montalto di Castro) produce in un anno la radioattività dl 1000 bombe atomiche tipo Hiroshima. Finché tutto va a gonfie vele, non c’è nessun rischio. Ma nel caso di un grosso incidente, è la catastrofe. Un disastro capace di cancellare dalla mappa delle regioni abitate intere zone come il Lazio o la Lombardia.

Dalla quarta di copertina.

Il governo ha nascosto la verità al Parlamento e al Paese. « Le centrali nucleari sono arcisicure “‘, ripetono in coro gli esperti di regime, con la complicità pressoché generale dell’establishment scientifico. Invece, anche in Italia, incidenti ce ne sono stati, ma sono stati occultati all’opinione pubblica dalla grande stampa, che dopo alcuni sprazzi di spregiudicatezza e di indipendenza è tornata ad essere sensibile alle veline e alle telefonate da Roma. Nella centrale nucleare del Garigliano (provincia di Caserta) scoppia un filtro, seminando radioattività nelle campagne circostanti. Silenzio assoluto. L’opinione pubblica viene tenuta all’oscuro. La centrale di Trino Vercellese (provincia di Vercelli) resta ferma per tre anni per un guasto che avrebbe potuto trasformarsi in una catastrofe. Segreto assoluto. A Saluggia, in provincia di Vercelli, dove opera un impianto pilota di «riprocessamento» (che è considerata una delle operazioni più complesse e pericolose della tecnologia moderna, tanto è vero che impianti del genere operanti nel mondo si contano sulla punta delle dita) prende fuoco l’edificio dell’ex reattore «Avogadro », che stanno trasformando in deposito di combustibile. La popolazione viene tenuta completamente all’oscuro, e non scatta nemmeno il piano di emergenza. L’avvio della centrale nucleare di Caorso, in provincia di Piacenza, è stato caratterizzato da una serie di difetti negli impianti del circuito di raffreddamento (se durante il funzionamento di una centrale nucleare si ferma il circuito di raffreddamento è la catastrofe, temuta dai filonucleari di tutto il mondo), mentre in precedenza c’erano state delle infiltrazioni di acqua: silenzio assoluto, mentre ognuno di questi episodi, se non fosse stato scoperto in tempo, avrebbe potuto provocare una tragedia. Alla Trisaia, situata nella piana del Metaponto, in Basilicata, tutto è pronto per creare un deposito nazionale di scorie radioattive ad alta attività, che dovranno essere difese dall’esercito o dalla polizia per migliaia di anni. Le scorie radioattive ad alta attività, come ben sanno tutti gli esperti, restano estremamente pericolose per moltissimi secoli.

Da pagina 7




Nucleare governativo e militarizzato

Il Manifesto, 6 marzo 2009
* OPINIONI | di Daniele Rovai *
Nucleare governativo e militarizzato
L'Italia rientra nel club dei paesi nucleari. Lo aveva promesso il centro destra se avesse vinto le elezioni. Sembra non disdegnarlo il centro sinistra che quelle elezioni le ha perse. L'unica cosa certa è che sarà un nucleare governativo e militarizzato.
Proprio quando la nuova presidenza statunitense intende farsi carico del surriscaldamento del globo favorendo lo sviluppo delle energie rinnovabili, tanto da aver promesso in campagna elettorale di creare nel giro di dieci anni 5 milioni di posti di lavoro nel settore dell'energia pulita e di arrivare a un taglio delle emissioni di C02 dell'80 per cento entro il 2050, l'Italia sta studiando come far ripartire l'avventura nucleare interrotta nel 1987 per volontà popolare con un referendum.
Proprio nei giorni che il presidente Barack Obama taglia l'aumento di cinquecento milioni di dollari, fortemente voluto dalla lobby nucleare per finanziare i suoi progetti di rinascita, al piano da cinquanta miliardi destinato a garantire i prestiti per i progetti a basse emissioni di gas serra, l'Italia ripartirà con una seconda avventura atomica senza aver ancora smaltito le scorie ereditate dalla prima. Si tratta di ventotto mila metri cubi di rifiuti radiaottivi (che diventeranno centomila mila metri cubi con lo smantellmento delle vecchie centrali) e di duecentoottantasette tonnellate di combustibile nucleare irraggiato. Rifiuti nucleri stoccati da vent'anni nei nove siti (quattro centrali e cinque laboratori) costruiti tra gli anni Sessanta e Settanta lungo la penisola. Rifiuti radioattivi che ancora non si sa come smaltire e che si è preferito dimenticare per anni in vecchi depositi ormai obsoleti e non più a norma costruiti a pochi metri dagli argini dei fiumi.
L'avventura ripartità grazie a un Disegno di legge dal titolo: «Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia» che il 3 ottobre scorso è arrivato al Senato dopo essere stato discusso e approvato in prima lettura alla Camera. Disegno di legge che dopo l'accordo «nucleare» raggiunto martedì 24 febbraio da Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy il governo vorrebbe porter far diventare legge al più presto. E' grazie a questo Disegno di legge, nato per aiutare le imprese a uscire dalla crisi economica, che la maggioranza potrà far rientrare l'Italia nel club dei paesi nucleari. Un'insalata russa di articoli che mettono sullo stesso piano la disciplina dei consorzi agrari (art. 4), l'incentivazione per l'internazionalizzazione delle imprese (art. 6) e la delega al governo per la scrittura della normativa nucleare (art. 14); una sarabanda di norme che serviranno a contrastare la contraffazione (art. 10), a favorire l'emittenza locale (art. 13) e a far nascere l'Agenzia di sicurezza nazionale (art. 17), chiaramente governativa.
Un Disegno di legge che permetterà anche all'Esercito di avere propri impianti nucleari per la «valorizzazione ambientale» dei suoi terreni e per «soddisfare le proprie esigenze energetiche» (art. 22, comma 1). E' vero che si parla di impianti energetici in genere ma in un contesto che tratta solo impianti nucleari il passo è breve. Nello specifico: l'esercito potrà affidare in concessione o in locazione le sue infrastrutture e i beni del demanio (militare) a quei privati che vorranno costruirci impianti energetici (art. 22, comma 1) potendo partecipare alla costruzione di quegli stessi impianti stipulando «accordi con imprese a partecipazione pubblica o privata» (art. 22, comma 3). Avremo il primo esercito nucleare al mondo! Un nucleare governativo, prevaricatore e militarizzato perché se anche dice come la scelta dei siti nucleari sarà fatta con il parere degli enti locali e del Parlamento (art. 15, comma 1) il governo potrà, a suo insindacabile giudizio, dichiarare quei siti «area di interesse strategico nazionale» assoggettandoli «a speciali forme di vigilanza e di protezione» (art. 14, comma2, lettera a) e «in caso di mancato raggiungimento delle necessarie intese» sostituire nella decisione gli enti locali grazie all'articolo 120 della Costituzione (art. 14, comma 2, lettera f).
Poco importa se l'articolo 120 della Costituzione prevede che questa possibilità si possa usare solo in «caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali» oppure quando «lo richiedono la tutela dell'unità giuridica o dell'unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali». Troverà sicuramente un modo «creativo» per ovviare al problema.
E l'opposizione come ha reagito a questa particolare rinascita atomica voluta dal centro destra? Nel modo peggiore: dividendosi tra chi accetta di discutere di nuclere e chi al nucleare chiude la porta.
Dice «sì» al nucleare Matteo Colaninno che alla fine della discussione del Disegno di legge alla Camera afferma come il suo partito, il Partito democratico, sia «risultato essenziale per l'istituzione dell'agenzia, originariamente non prevista dal governo senza la quale nessuna discussione seria sull'uso dell'energia nucleare sarebbe credibile».
Dice invece «ni» Ermete Realacci che durante quella discussione al momento di votare sull'Agenzia dichiarerà l'astensione del suo partito, il Partito democratico, spiegando come «un grande paese industrializzato come l'Italia deve avere una Agenzia nucleare degna di questo nome» ma che questa volontà non deve essere spacciata «per un consenso al tipo di scelta nucleare che il governo vuole fare».
L'unico «no» netto e deciso lo ha detto la delegazione radicale nel Partito democratico che ha reputato l'Agenzia e quel Disegno di legge lo «smantellamento di quanto si era prodotto di buono dopo il referendum sul nucleare».
* fisico

venerdì 13 marzo 2009

il nucleare francese e’ un fallimento

da: radicali.it
Nucleare, Zamparutti: il nucleare francese e’ un fallimento

Roma, 12 marzo 2009

Elisabetta Zamparutti, deputata radicale eletta nelle liste del PD, sull’accelerazione del progetto italo-francese per il nucleare in Italia annunciato dal Ministro Scajola, ha presentato un’interrogazione parlamentare - firmata anche da tutti i componenti la delegazione radicale - sulle gravi difficoltà industriale e finanziaria in cui versa il nucleare francese.

E. Zamparutti ha dichiarato:



“Indubbiamente la crisi ha provocato perdite generalizzate ma se il nucleare fosse realmente il faro dell’avvenire le società del settore dovrebbero trarne comunque positivi effetti. Il caso francese dimostra invece l’esatto contrario, in un settore sostenuto tutto da denaro pubblico. Il cantiere EPR di Areva in Finlandia, che dovrebbe servire da modello per il nucleare italiano di terza generazione, è un vero e proprio disastro.

Se il Piano di rilancio economico di Obama non stanzia nemmeno un centesimo per il nucleare, mentre l’industria atomica, francese compresa, si aspettava 50 miliardi di dollari di investimenti, mi chiedo perché mai dobbiamo andare noi in soccorso dei dissesti finanziari ed industriali d’oltralpe invece di puntare ad un grande piano di efficienza energetica.”



Segue testo dell’interrogazione



Al Presidente del Consiglio e

Al Ministro dello Sviluppo economico





Premesso che:



il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il Presidente francese, Nicolas Sarkozy, hanno firmato un accordo di cooperazione che prevede lo sviluppo di centrali nucleari in Italia e in Francia;



il Presidente Sarkozy ha dichiarato nel corso della conferenza stampa che: "Il nucleare ci permetterà di collaborare attivamente con l'Italia, è qualcosa di storico per i due Paesi, quindi per il 2020 bisognerà sviluppare in maniera massiccia centrali nucleari e nessuna persona deve assolutamente porre veti a una decisione che è molto importante, è fondamentale per Italia e la Francia";



EDF e Areva si trovano in una grande difficoltà industriale e finanziaria: secondo la rete ambientalista “Sortir du nucléaire” Areva è alla ricerca di circa 3 miliardi di euro per cercare di tenere in equilibrio il bilancio 2009 dopo che lo scorso 25 novembre è stata costretta ad annullare il suo progetto di sfruttamento della miniera di uranio Midwest; il cantiere EPR di Areva in Finlandia, avviato nel febbraio 2005, che dovrebbe servire da modello per il nucleare italiano di terza generazione, è un vero e proprio disastro: 38 mesi di ritardo nella costruzione, 2,4 miliardi di euro di penalità richieste dai finlandesi ai francesi per un reattore venduto a 3 miliardi di euro e che in realtà ne costa già ora 5,4.. in attesa che i lavori proseguano; a gennaio la Siemens ha annunciato che abbandonerà il progetto, prendendo alla sprovvista Areva che ora deve trovare altri 2 miliardi di euro per rimpiazzare le quote detenute dal suo vecchio partner;


Areva è stata rovinosamente colpita anche sul mercato americano: il Piano di rilancio economico di Obama non stanzia nemmeno un centesimo per il nucleare, mentre l’industria atomica si aspettava 50 miliardi di dollari. La stragrande maggioranza dei progetti nucleari Usa era già congelata e per quelli che restano Areva dovrà affrontare una concorrenza all’ultimo sangue, visto che ci si gioca la sopravvivenza, con la concorrenza nippo-americana di Westinghouse/Toshiba e di General Electric/Hitachi. Puntando tutto sul “rinascimento” nucleare propagandato da Bush, Areva aveva investito su un mercato nucleare Usa che si sta rivelando

giovedì 12 marzo 2009

PROPOSTA DI ORDINE DEL GIORNO RELATIVO ALLA COSTRUZIONE DI CENTRALI NUCLEARI SUL TERRITORIO

PROPOSTA DI ORDINE DEL GIORNO RELATIVO ALLA COSTRUZIONE DI CENTRALI NUCLEARI SUL TERRITORIO

IL CONSIGLIO COMUNALE DI REGGIO EMILIA

Premesso che:

- in occasione del recente accordo Italia-Francia sul nucleare il governo Italiano ha dichiarato la volontà di avviare iniziative finalizzate al ritorno dell’Italia al nucleare, con la costruzione di ben 10 centrali nucleari sul territorio nazionale;

- i siti di queste eventuali centrali, 5 delle quali al Nord, non sono ancora stati individuati.

Ricordato:

- che l’otto novembre 1987 la volontà delle cittadine e dei cittadini italiani contro il nucleare si espresse con il voto referendario;

- che come conseguenza del referendum citato, a partire dal 1989 l’Italia chiuse tutti i propri impianti nucleari;

- che l’Italia conserva ancora oltre 23.000 metri cubi di materiale radioattivo proveniente dalle vecchie centrali disattivate;

- che in Europa esistono ancora 148 impianti nucleari funzionanti (e una parte di esse nell’ex Unione Sovietica) e oltre 1000 siti con materiali radioattivi;

- che l’energia nucleare soddisfa solo una percentuale ridotta dal fabbisogno energetico mondiale: il 6% dell’energia commerciale nell’Unione Europea e circa il 2% nel resto del mondo;

- che l’energia nucleare non riduce la dipendenza dell’Unione Europea dall’importazione di energia, poiché tutto l’uranio necessario alla fabbricazione del combustibile nucleare deve essere importato;

- che l’uranio con cui sono alimentate le centrali nucleari, è presente in poche aree del mondo in quantità appena sufficienti ad alimentare le attuali 440 centrali per i prossimi 70-80 anni.


Considerato:

- che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha calcolato che l’esplosione del reattore nucleare n.4 della centrale di Chernobyl, nel 1986 ha prodotto un livello di radioattività 200 volte superiore a quello dell’effetto combinato dalle bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki;

- come a tutt’oggi non si siano realizzati nel mondo livelli accettabili di sicurezza per le popolazioni, come dimostrano i numerosi gravissimi incidenti, che dal disastro di Chernobyl in poi si sono ripetuti;

- che se è vero che nel 2005, per la prima volta in 15 anni, è stato avviato un
unico cantiere per la costruzione di un nuovo impianto in Finlandia, nello stesso anno due centrali sono state chiuse in Germania e in Svezia;

- che l’Inghilterra, negli ultimi anni, ha privatizzato 5 centrali nucleari ritenendole antieconomiche;

- che le centrali nucleari producono ingenti quantità di scorie altamente radioattive il cui smaltimento non ha ancora trovato soluzione poiché non esiste un sistema in grado di garantire lo stoccaggio sicuro e definitivo dei rifiuti altamente radioattivi;

- che le centrali nucleari rappresentano obiettivi sensibili per attacchi terroristici;

- che allo stato attuale il rilancio del nucleare non è realistico in quanto non intrinsecamente sicuro, economicamente redditizio e, soprattutto, non se ne possono governare gli esiti e in ogni caso i tempi di realizzazione di eventuali strutture non risulterebbero comunque compatibili con le esigenze attuali del Paese;

- che le centrali nucleari sono straordinariamente consumatrici di acqua potabile che verrebbe così sottratta al consumo civile.


Ribadito:

che il nostro Paese sconta un grave ritardo sia nella pianificazione di interventi tesi a renderlo autonomo in termini di produzione dal punto di vista del fabbisogno energetico sia nello sviluppo delle energie rinnovabili e pulite come su politiche di risparmio e di efficienza energetica.

IL CONSIGLIO COMUNALE DI REGGIO EMILIA


Ritenendo:

inopportuno che si investa su una fonte di energia obsoleta e altamente pericolosa e dai costi elevatissimi nelle diverse fasi di costruzioni degli impianti, di produzione di energia e di messa in sicurezza delle scorie radioattive


invita in Governo ed il Parlamento italiano

- a rispettare la volontà espressa sull’elettorato con il Referendum dell’8 novembre 1987, di non intendere percorrere alcuna strada che preveda un ritorno a forme di utilizzo del nucleare per la produzione di energia in Italia;

- a proseguire le politiche di sviluppo dell’utilizzo delle fonti rinnovabili, avviate dal Governo Prodi, fino a raggiungere entro i prossimi cinque anni almeno il raddoppio dell’attuale produzione ottenuta oggi e le iniziative per il risparmio e l’efficienza energetica;

- a partecipare anche in sede internazionale alla ricerca sulla produzione di energia sostenibile, al fine di ottenere una riduzione degli impianti sull’ecosistema nelle diverse matrici ambientali (terra, acqua, aria e suolo) della produzione di energia;

- a mantenere l’impegno nella ricerca come previsto in alcuni recenti accordi internazionali sottoscritti dal precedente Governo con numerosi Paesi che propone studi sul nucleare di quarta generazione sull’idrogeno;

- ad adottare decisioni chiare, concertate e condivise con le popolazioni locali su come gestire le scorie radioattive e il combustibile nucleare italiano riprocessato all’estero. Attuando prioritariamente, con tempi certi, la messa in sicurezza dei siti nucleari italiani.




Dichiara

IL TERRITORIO DEL COMUNE DI REGGIO EMILIA INDISPONIBILE PER LA COSTRUZIONE DI CENTRALI NUCLEARI

Reggio Emilia, 09 marzo 2009


Rovacchi Giuliano
Capogruppo Consiliare dei Verdi di Reggio Emilia

martedì 10 marzo 2009

Il grande inganno dell'energia nucleare

Il grande inganno dell'energia nucleare

Corriere della Sera del 10 marzo 2009, pag. 34

Dacia Maraini

Si torna al nucleare. Decidendo per le scelte monumentali, contro scelte meno pompose ma più concrete e razionali: il grandioso ponte di Messina anziché le strade, gli acquedotti e le ferrovie che in Sicilia sono mostruosamente in ritardo e in condizioni pietose. Le centrali nucleari che comportano spese immense e mastodontiche costruzioni contro i più modesti ma sicuri investimenti sul solare o sull`eolico. Un argomento poco dibattuto, su cui si sofferma Angelo Baracca nel suo bel libro L`Italia torna al nucleare? è che le centrali producono solo energia elettrica. Ma l`elettricità costituisce un quinto dei consumi totali. Più dell`80% dell`energia che serve per trasporti e agricoltura non è elettrica. Quindi, anche costruendo venti centrali nucleari saremmo sempre costretti a importare petrolio e uranio. Anche la Francia, il paese d`Europa più nuclearizzato, importa petrolio, ancora più che l`Italia. Quindi chi dice che costruiamo centrali per renderci indipendenti dalle importazioni di combustibile fossile, mente, o dà fumo negli occhi. L`argomento cardine è che comunque le energie alternative non sarebbero sufficienti. La risposta è che se non si investe non c`è ricavo. La Spagna in un anno ha creato impianti eolici per 3500 megawatt, pari a due centrali nucleari e mezzo. E la Germania a sua volta produce più del 30% della sua energia attraverso il solare. Andiamo ai tempi di costruzione, che sono lunghi e ai costi che sono altissimi. Proprio nel nostro Paese, dove per costruire un pezzo di autostrada ci si mette dieci anni, cosa succederà con le centrali di cui ancora non sappiamo nemmeno dove dovrebbero essere impiantate? Si parla di 15 0 20 anni. Questo significa che quando sarà pronta la prima delle tante annunciate le tecnologie nucleari saranno già obsolete. Inoltre le centrali hanno bisogno di materiale (cemento e acciaio) raffinato e di grande qualità. In un Paese come il nostro in cui si scoprono continuamente imbrogli sul materiale per costruire case e scuole, dove la mano delle organizzazioni criminali si infila con tanta disinvoltura nei lavori pubblici, possiamo stare sicuri? Per non parlare delle scorie che nessuno sa dove seppellire, soprattutto in un Paese ad alto rischio sismico e geologico, ad alta densità di popolazione come il nostro. Ricordando che il plutonio per uso civile ha una durata di contaminazione che dura 24.360 anni. Se si osserva una carta delle centrali nucleari in costruzione si vede che solo la Bulgaria, l`Ucraina, la Finlandia e la Russia sono in procinto di costruirne di nuove. Tutti gli altri paesi, fra cui Germania, Belgio, Olanda, Gran Bretagna, Spagna, Svizzera, Svezia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca stanno intelligentemente investendo su energie rinnovabili e pulite. «La tecnologia nucleare francese, che da qualche anno ha difficoltà a scovare nuovi mercati - dice Emma Bonino - ha trovato l`Eldorado in Italia con la commessa di ben 4 nuovi-vecchi impianti». E ragionevole spendere venti miliardi di euro per produrre il 5% di energia del Paese?