domenica 5 settembre 2010

Nucleare, a gennaio i primi due siti

Nucleare, a gennaio i primi due siti

R.E.F. Il Messaggero, il 24/08/10

A gennaio 2011, quando arriveranno le prime domande per la costruzione delle centrali nucleari, si conosceranno anche i siti, almeno i primi due, dove saranno realizzate. Lo ha annunciato al Meeting di Rimini il sottosegretario allo Sviluppo, Stefano Saglia.
Ad ottobre arriverà sul tavolo del Consiglio dei ministri un «decreto per la strategia nucleare», di concerto tra i ministeri dello Sviluppo, dell'Ambiente e delle Infrastrutture. E nel testo saranno previste anche le «garanzie per le aziende», cioè gli indennizzi a tutela di chi investe dal rischio che, per un cambio di governo o «qualsiasi altro intoppo» il progetto si arresti. Misure per evitare che i danni, dopo forti investimenti, si scarichino sulle stesse imprese. Sui siti il governo vuole scelte di intesa con le Regioni: «Il percorso con i territori deve essere di condivisione e non di impostazione militaresca», garantisce Saglia. Il governo potrà comunque avvalersi dei poteri sostitutivi, «ma è un'evenienza che vorremmo scongiurare». Bisogna, ha sottolineato il sottosegretario, rispondere «all'esigenza che sul fronte energia ci sia una politica di buon senso e una strategia a lungo termine». Che si deve andare avanti lo dicono anche le aziende.
Per l'amministratore delegato di Enel Fulvio Conti non si può continuare a pensare che «uno sviluppo ordinato e sostenibile» sia possibile «senza ricorrere a tecnologie che in maniera infondata vengono considerate in maniera invasive, nocive». Nell'interesse generale del Paese è necessario che il progetto venga supportato «da un governo centralmente molto forte» che tracci linee guida solide a lungo termine. Anche per il presidente del consiglio di gestione di A2A Giuliano Zuccoli «non è più tempo per guerre ideologiche», il Paese non può rinunciare anche al nucleare in un mix di fonti. «Ai cittadini vanno spiegate le cose come stanno, così potranno farsi una loro idea consapevole». E la scelta dei siti, aggiunge Zuccoli, «sarà il momento nodale, il punto critico, un passaggio importante». Che deve fare il governo, non le amministrazioni locali. Intanto il numero uno di Enel, a margine del Meeting, ha anche parlato della previsto collocamento sul mercato di una quota della società del gruppo per le energie rinnovabili, Enel Green Power, destinata alla quotazione in Borsa e ad un eventuale private placement.
«Andiamo avanti con l'obiettivo di chiudere la cosa entro ottobre -ha indicato Conti - vogliamo raccogliere almeno 3 miliardi, questo è l'obiettivo, non abbiamo mai detto quale è la percentuale da cedere. Sono indiscrezioni», ha concluso l'a.d. di Enel, in merito alla quota di Green Power che verrà dismessa, come anche quelle sul riparto tra investitori istituzionali e mercato retail.

venerdì 20 agosto 2010

La Germania minacciata dalle sue scorie nucleari

La Germania minacciata dalle sue scorie nucleari

Italia Oggi - 15/07/10

La Germania minacciata dalle sue scorie nucleari. Tra il 1967 e il 1978 nella miniera di sale ormai in disuso di Asse, nel cuore del paese, è stato immagazzinato un volume di materiale radioattivo pari a 60 edifici. Queste 126 mila fusti di scorie radioattive avrebbero dovuto giacere lì per l'eternità. Ma trent'anni dopo, Asse sembra ormai prossimo alla catastrofe ecologica. Il luogo, geologicamente instabile, è oggetto di infiltrazioni d'acqua e alcuni contenitori sono arrugginiti. Così, di fronte alla gravità della situazione, l'ufficio federale incaricato della gestione del sito ha optato in gennaio per l'evacuazione. Un'operazione inedita e molto complessa, che richiederà vent'anni di tempo e potrebbe costare allo stato dai 2 ai 3 miliardi di euro. E anche per finanziare questa operazione che il governo cerca da alcuni mesi di costringere i produttori di elettricità a versare una parte degli utili derivanti dall'allungamento della durata di funzionamento degli impianti. I gestori del sito devono lottare contro due flagelli: il possibile crollo di alcune cavità e l'infiltrazione di acqua contaminata nella falda freatica. «Uno dei problemi è che noi non sappiamo veramente cosa si trova nei fusti», spiega Wolfram Koenig, presidente dell'ufficio federale della sicurezza nucleare civile. «L'etichettatura degli anni 60 e 70 non rispondeva agli standard attuali. In questi ultimi anni ne abbiamo aperti 25. La metà non conteneva quello che figurava sui registri». Davanti alla instabilità del sito, «riportare i fusti in superficie è parso come il minore dei mali». Le autorità tedesche hanno optato per il trasferimento provvisorio delle scorie di Asse verso l'antica miniera di ferro di Konrad, a qualche decina di chilometri. Ma nessuno per ora sa come avvicinarsi senza pericolo ai fusti né come estrarli, un giorno, dalla miniera.

domenica 15 agosto 2010

Prestigiacomo. La nuova regina dell’atomo

Prestigiacomo. La nuova regina dell’atomo
20 luglio 2010, Terra

Non appena arrivarono le dimissioni di Scajola, il primo pensiero di Stefania Prestigiacomo fu il nucleare: «La costruzione di nuove centrali è un progetto fondamentale che va portato avanti comunque», annunciò durante la Festa delle Oasi del Wwf. Era la mattina del cinque maggio. Solo qualche ora prima, Scajola si era dovuto far da parte dopo l’annuncio di aver avuto una casa «pagata a sua insaputa». La mancanza di tatto della ministra è però giustificabile: evidentemente, ci teneva al ruolo da protagonista nella rinascita del nucleare in Italia. Nel dicembre del 2009, fece scoppiare una “quasi” crisi di governo sulla questione. Soltanto la mediazione di Gianni Letta fece rientrare il conflitto. Ma l’obiettivo alla fine lo ha raggiunto. Ieri, infatti, la ministra è volata fino a Washington per firmare, in pompa magna, il trattato di sicurezza nucleare con gli Stati Uniti. È comprensibile, quindi, che abbia relegato a impercettibili rumori di fondo le polemiche sulla finanziaria di Tremonti che taglia drasticamente i soldi destinati ai Parchi e all’ambiente. Ora, la cosa che preme di più alla Prestigiacomo è soltanto una: autoeliminatosi Scajola, lei è rimasta da sola a gestire l’intera partita delle nuove centrali atomiche. Da quando c’è la vacatio al ministero per lo Sviluppo economico, si nota per il suo iperattivismo. Il 22 giugno è stata a Flamanville, in Francia, per visitare l’impianto atomico dell’Areva, la società francese che rientrerebbe nell’accordo per le nuove centrali italiane. Qualche settimana prima, aveva invece firmato un ac- procordo sul nucleare con la Slovenia. E in ogni intervento pubblico, non perde occasione per magnificare le sorti di questa fonte che lei ritiene «pulita» e «a impatto zero». Gli Stati Uniti, dove il ministro sta partecipando al Major economics forum sulle nuove tecnologie ambientali, sono l’ultima tappa di un percorso cominciato con la decapitazione di Scajola. La Prestigiacomo oggi firmerà con l’Agenzia governativa americana un trattato sulla sicurezza nucleare. Sarà il suo personale incoronamento. «Un ulteriore passo in avanti verso la definizione di una via italiana al nucleare su cui il governo ha deciso di scommettere», spiega infatti il ministero dell’Ambiente in una nota ufficiale. Infatti domani, il ministro volerà a Pittsburgh per visitare la sede della Westinghouse, la multinazionale americana dell’atomo (acquistata nel 2006 da Toshiba) che il nostro governo ha scelto come interlocutore, assieme ai francesi e ai russi di Rosotom. Il ministro dell’Ambiente, insomma, è diventata ormai la referente unica sul tema. Per di più, in una delle fasi più delicate: la nomina dei membri dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, che gestirà l’intero processo di ritorno all’atomo. «È questione di giorni», promette da diverse settimane il ministro. Ma i veti incrociati rallentano la formazione di questo organismo chiave per i nuovi impianti nucleari, la cui spesa prevista è di 5 miliardi di dollari ciascuno. L’opposizione, però, non è entusiasta delle mosse della Prestigiacomo. «A che titolo il ministro per l’Ambiente si occupa di competenze che appartengono al ministero per lo Sviluppo economico?», si chiede Andrea Lulli, capogruppo del Pd in Commissione Attività produttive della Camera. «L’impressione - continua il deputato Pd - è che in questa fase, in cui c’è ancora l’interim di Berlusconi, tutti cerchino di spolpare e accaparrarsi le deleghe del dicastero attraverso conflitti che sono tutti interni alla maggioranza». Anche i Verdi accusano la Prestigiacomo. Soprattutto per la sua assoluta latitanza nella fase di discussione della Finanziaria che ha portato al dimezzamento dei fondi per i Parchi. «Invece di darsi tanto da fare sul nucleare - denuncia il presidente dei Verdi Angelo Bonelli - il ministro dell’Ambiente sarebbe dovuta andare da Berlusconi e mettere sul tavolo le sue dimissioni nel caso in cui la norma che di fatto decreta la fine dei Parchi fosse passata. Ma forse è più legata alla sua poltrona che alla sopravvivenza delle aree protette».

martedì 10 agosto 2010

Non esistono le centrali nucleari sicure

Non esistono le centrali nucleari sicure

Massimo De Santi - Liberazione - 15/07/10

L'utilizzo dell'energia nucleare per la produzione di elettricità attraverso le centrali è una modalità intrinsecamente insicura. Insicura perché le centrali nel loro funzionamento emettono una quantità continua di sostanze radioattive e non esiste una dose-soglia di radioattività: anche la minima quantità di radiazioni può provocare tumori, leucemie o mutazioni genetiche. Insicura perché produce sempre scorie ad alto potenziale radioattivo che non sappiamo gestire in modo sicuro e che lasceremmo in eredità all'umanità per migliaia e migliaia di anni. Purtroppo ci sono scienziati che sostengono invece la necessità e anzi l'urgenza di realizzare in Italia almeno un po' di centrali nucleari, affermando che queste servono per ridurre le emissioni di Co2 e quindi l'effetto serra. Ma ciò non è vero, perché per l'approvvigionamento dell'uranio, il suo arricchimento, la costruzione della centrale, i materiali impiegati, lo stoccaggio delle scorie e lo smantellamento dell'impianto occorrerebbe così tanta energia di origine fossile che la Co2 emessa sarebbe paragonabile a quella di una centrale a carbone. Questi stessi scienziati ci raccontano inoltre la favola che le centrali Epr di terza generazione sono molto sicure, in quanto è minore la probabilità di un incidente catastrofico rispetto alle centrali di seconda generazione (quelle che furono chiuse a seguito della vittoria del referendum del 1987), ma non ci dicono che la quantità di radionuclidi emessi durante il loro esercizio è notevolmente maggiore e di più alta intensità e pericolosità. Ci dicono, inoltre, che costano meno, ma gli ultimi dati sembrano contraddirli, perché il loro costo è lievitato di centinaia di milioni di euro e i tempi per la loro costruzione sono aumentati dagli otto anni ai dieci-dodici anni, tanto che la società Areva ha affermato che il reattore atomico in costruzione a Olkiluoto in Finlandia è in ritardo di quattro anni e la società francese Edf, nostra partner, annuncia un ritardo nella realizzazione dell'impianto francese di Flamanville che non entrerà in funzione prima del 2014. Ma allora qual è il vero scopo di questo governo che insiste nel voler realizzare a tutti i costi centrali nucleari in un Paese che non possiede uranio e deve importare dalla Francia le centrali nucleari e l'uranio arricchito? La logica ci dovrebbe portare a dire che il grande interesse è delle lobbies internazionali del settore energetico che vogliono l'assoluto controllo sull'energia, per condizionare anche le scelte sul futuro dell'economia. Lo stesso smaltimento dei residui radioattivi rappresenta una miniera di appalti esenti da rischi giudiziari, visto che le centrali sono coperte da segreto di stato o militare. E' evidente che, per un Paese come l'Italia in piena crisi economica di sistema, costruire centrali nucleari significa rilanciare la grande industria, ma senza una significativa ricaduta occupazionale. Con gli ingenti investimenti per le quattro centrali previste (30-40 miliardi di euro) si potrebbe fare un piano per il risparmio dell'energia e le fonti rinnovabili che darebbe da subito un contributo all'occupazione diffusa, al miglioramento della qualità ambientale e all'assenza di impatto sanitario per le popolazioni. Ma tutto ciò per il governo non conta e anzi si comprano i cacciabombardieri nucleari F35 (15 miliardi di euro) e si continua ad aumentare la spesa militare. Il nucleare fa parte della logica neoliberista: grandi impianti, grandi opere, grandi affari e guerre per generare distruzioni, inquinamenti e malattie per poi fare lobbies con le ricostruzioni, gli impianti di disinquinamento e nuovi farmaci. Tutto può diventare un buon affare. Noi comunisti e la sinistra ci opporremo con ogni mezzo alla follia distruttrice dell'ambiente e della vita inutile, dannoso e pericoloso: basta leggere i rapporti internazionali francesi e statunitensi delle Agenzie della Sicurezza per vedere i numerosi incidenti avvenuti alle centrali nucleari. Per questo, Prc e Federazione della Sinistra hanno aderito alla presentazione in Cassazione il 7 giugno della proposta di Legge di Iniziativa Popolare "Sviluppo dell'efficienza energetica e delle fonti rinnovabili per la salvaguardia del clima" per dire sì alle rinnovabili e no al nucleare e appoggiano in tutte le forme la campagna di raccolta firme perché si raggiunga il quorum previsto delle 50mila entro l'8 dicembre 2010. Non dobbiamo farci incantare dalle sirene di quegli scienziati che legati alla vecchia logica economicistica difendono le centrali nucleari del modello capitalistico in piena crisi di sistema, invece di guardare a soluzioni innovative più rispettose dell'ambiente e della salute umana. Siamo dalla parte della difesa dei beni comuni (acqua, energia, territorio) e per un loro utilizzo oculato e a vantaggio di tutti.

sabato 31 luglio 2010

Due milioni di firme per tre referendum Idv ma i verdi contestano

Due milioni di firme per tre referendum Idv ma i verdi contestano

Il Fatto Quotidiano - del 30/07/10

Sono arrivate due milioni e 200 mila firme raccolte dal movimento di Antonio Di Pietro, dal primo maggio e depositate ieri mattina nel sotterraneo della Suprema Corte per poi essere verificate e certificate nel raggiungimento dei quorum delle 500 mila firme necessarie per andare al referendum. L'ldv chiede tre "no": al ritorno all'energia nucleare, al legittimo impedimento, alla privatizzazione dei servizi idrici. "Il quesito referendario presentato dall'onorevole Di Pietro lascia aperta la porta alla privatizzazione dell'acqua", ha commentato il presidente dei Verdi Angelo Bonelli: "Sull'acqua come bene comune I'Idv ha perso un'occasione: per questa ragione chiediamo ai cittadini di sostenere il quesito presentato dal Movimento per l'acqua pubblica, già sottoscritto da un milione e quattrocentomila cittadini". Invece, per i Verdi "il referendum sul nucleare rischia di fornire un assist formidabile alle lobby energetiche e alle grandi multinazionali e a tutti coloro che lavoreranno (anzi stanno già lavorando) affinché non si raggiunga il quorum".

venerdì 16 luglio 2010

«BENEDETTO NUCLEARE» SPOT ATOMICO DALLE DIOCESI

«BENEDETTO NUCLEARE» SPOT ATOMICO DALLE DIOCESI

l'Unità del 6 luglio 2010

Paola Medde

Il nucleare è cosa buona e giusta. L'undicesimo comandamento suonerebbe così, secondo l'opuscolo dal messianico titolo Energia per il futuro: quarantasette pagine di omelia incondizionata, a favore dell'energia dell'atomo, confezionate dalla MAB.q- agenzia che cura la comunicazione dell'Enel - e distribuite urbi et orbi in allegato con i periodici ufficiali di diverse diocesi italiane, da Oristano a Trento, da Agrigento a Padova. La benedizione atomica, si legge nell'opuscolo, arriverebbe proprio dal Pontefice il quale «ha auspicato l'uso pacifico della tecnologia. nucleare». Nessun dubbio: qualche riga più in là emerge ancora più netto l'orientamento della Chiesa, «la cui posizione ufficiale in materia è stata espressa dal cardinale Renato Raffaele Martino, presidente emerito del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace: "La Santa Sede è favorevole e sostiene l'uso pacifico dell'energia nucleare, mentre ne avversa l'utilizzo militare"». Seguono quaranta e più pagine di spot cuciti addosso all'idea che l'atomo sia una scelta salvifica: pulita, sicura, poco costosa, capace di rinfilare l'Italia dentro i tetti fissati dal protocollo di Kyoto. Peccato che se e quando si metteranno in moto i reattori nucleari, l'Italia sarà già in ritardo per il rispetto degli accordi sul clima. Ma tant'è: quale sponsor migliore, per l'atomico made in Italy, di un viatico religioso?
SCOPRI LO SPONSOR I giornali delle diocesi prendono le distanze dai contenuti: non sono stati loro a redarre l'opuscolo, si sono limitati a ospitarlo come una, pubblicità, anche se in nessuna pagina sta scritto che si tratta di un'inserzione a pagamento e men che meno da chi è finanziata. Per capire chi in realtà abbia firmato questa operazione di sdoganamento catto-nucleare, facendola passare per un'obiettiva e asettica informazione, bisogna scivolare fino all'ultima pagina. Qui, nel retrocopertina, si scopre che a curare la pubblicazione è stata tale MAB.q, ermetica sigla dietro cui si nasconde l'agenzia di comunicazione di Egidio Maggioni, responsabile del Centro Tv Vaticana, che nel suo portafoglio clienti vanta un intero filone religioso - Radio Vaticana, Fondazione Giovanni Paolo Il per lo Sport, Teleradio Padre Pio, Azione Cattolica, Comune di Lourdes ma anche nomi di peso come Fondazione Cariplo, Regione Lazio ed Enel. Enel, appunto, che della torta nucleare si accaparrerà una fetta consistente: suoi quattro degli otto reattori che sorgeranno in Italia. L'Ente nazionale energia elettrica, nell'opuscolo figura più o meno come una comparsa nei titoli di coda, sfuggente, pressoché invisibile: risulta aver messo a disposizione solo il suo archivio fotografico ed offerto la collaborazione di un suo esperto, ma è intuibile chi abbia ispirato il progetto, attraverso il suo braccio operativo Sviluppo Nucleare Italia. Ed è intuibile che MAB.q sia l'anello di congiunzione tra, l'Enel e la Chiesa. Del resto, quando Radio Vaticana aprì le porte alla pubblicità, è stato proprio il gigante dell'energia elettrica l'inserzionista di punta. Quanto abbia fruttato l'allegato ai periodici diocesani non è dato sapere: alcuni di loro, di fronte alle proteste dei lettori, si sono affrettati a prendere il largo dai contenuti e a giustificare la, scelta con le difficoltà economiche causate dall'abolizione delle tariffe postali agevolate per la stampa. Nessuna smentita o distinguo sono arrivati invece dal Vaticano, a cui non potrebbe essere sfuggita una strumentalizzazione, se di questo si trattasse, delle parole del Papa, a cui viene attribuita una netta posizione pro-nucleare. Singolare, e chissà quanto casuale, è poi notare che nella geografia scomposta della distribuzione del libretto compaiano alcuni fra i territori più accreditati per l'installazione delle centrali come Oristano, che si candida a ospitare un impianto nella piana di Cirras, e Agrigento, dove designato sarebbe il centro di Palma di Montechiaro. Qui, semmai dovessero sorgere, i reattori saranno avviati con tanto di aspersione dell'acqua santa.

martedì 6 luglio 2010

CAORSO EMBLEMA DEL NO AL NUCLEARE

CAORSO EMBLEMA DEL NO AL NUCLEARE

La Gazzetta del Mezzogiorno del 6 luglio 2010

Nella seconda metà di giugno è partito perla F rancia l'ultimo treno contenente gli ultimi elementi di combustibile irraggiato della centrale nucleare di Caorso, a 40 anni dal suo travagliato avvio. Negli anni '60 in Italia erano state costruite tre piccole centrali nucleari di potenza fra 200 e 300 Megawatt, di tre diversi modelli, vissute per alcuni anni con molti inconvenienti e incidenti. Nella seconda metà degli anni '60 il governo decise di autorizzare l'Enel a costruire una centrale più grande, della potenza di 860 megawatt elettrici. Il «combustibile» era costituito da uranio «arricchito» al 3% nell'isotopo fissile uranio-235. Per la localizzazione fu scelto Caorso, un paesino fra Piacenza e Cremona, in una zona agricola poco abitata, nella golena del Po, in modo da utilizzare, per raffreddare il condensatore delle turbine, l'acqua del più grande fiume italiano: 32 metri cubi al secondo, restituita al fiume ad una temperatura di una diecina di gradi superiore.
UNA CENTRALE NATA E VISSUTA MALE -Negli ultimi anni '60 la contestazione ecologica era all'inizio; ci si cominciò ad accorgere dell'esistenza di «Caorso» quando cominciarono i lavori, a partire dal gennaio 1970, con una vivace immigrazione di lavoratori meridionali. Le fondamenta della centrale affondavano nella falda sotterranea di acqua che cominciò a penetrate nell'edificio; fu costruito un muro di impermeabilizzazione, ma, per difetti di costruzione, l'acqua ha continuato a infiltrarsi nei locali più bassi e ha dovuto essere continuamente pompata via. Il reattore della centrale ha cominciato a fornire calore nel dicembre 1977; la prima elettricità è stata immessa nella rete nel maggio 1978; la produzione commerciale è cominciata nel 1981. Mentre era in corso questo faticoso avviamento, nell'aprile 1979 si verificò il primo grave incidente nucleare alla centrale americana di Three Mile Island. Per una interruzione della circolazione dell'acqua di raffreddamento si ebbe un surriscaldamento del reattore, con fusione parziale del nocciolo e formazione di una bolla di gas idrogeno (la centrale è ancora chiusa): l'incidente destò una grande impressione in tutto il mondo. Nonostante le critiche e i dubbi emersi sulle condizioni delle centrali italiane e in particolare di quella di Caorso (il testo della relazione è pubblicato nel «Notiziario Cnen», febbraio 1980) i1 governo italiano decise di far continuare il funzionamento della centrale. La fine del nucleare in Italia si ebbe nel 1986 quando esplose la centrale ucraina di Chernobil; in quel marzo la centrale di Caorso era ferma per manutenzione, e la «grande paura» indusse a sospenderne il funzionamento. Il curriculum di Caorso non è stato molto,brillante: dal 1981 al 1986 ha prodotto circa 29 miliardi di chilowattora di elettricità, meno della metà di quella prevista. Nel novembre 1987, dopo innumerevoli dibattiti, un referendum popolare abrogò gli articoli di legge che consentivano la prosecuzione delle attività nucleari e la povera centrale di Caorso fu chiusa.
SCORIE RADIOATTIVE IN FRANCIA E RITORNO -Nel 1990 fu decisa la disattivazione dell'impianto, un insieme di operazioni complicate perché una centrale nucleare non muore mai, si lascia dietro una coda di sostanze radioattive, velenose e pericolose. I cilindri di «combustibile irraggiato», periodicamente estratti dal reattore, vengono posti per alcuni anni in speciali piscine nelle quali si aspetta che una parte della radioattività diminuisca spontaneamente. Dopo la chiusura di Caorso sono rimaste 1032 barre di combustibile irraggiato, contenenti 187 tonnellate di elementi radioattivi che nessuno sapeva dove mettere. Lentamente la turbina e una parte dei macchinari sono stati smontati e venduti come rottami (in parte radioattivi), e gli elementi di combustibile sono stati avviati in treni sotto altissima protezione (l'ultima spedizione, appunto, pochi giorni fa) nello stabilimento francese di La Hague dove vengono sottoposti a trattamenti chimici per separare il plutonio e gli altri elementi «a lunga vita radioattiva» dal materiale meno pericoloso. Il contratto prevede che i materiali più radioattivi vengano riportati in Italia, entro una ventina di anni, come scorie ad alta attività, da sistemare non si sa dove. Vale la pena ripercorrere questa pagina della storia dell'energia nucleare e dei suoi errori in un momento in cui il governo intende costruire alcune centrali nucleari e in cui sta per aprirsi un dibattito su dove collocarle. Tale storia mostra fra l'altro che in Italia non esistono dei luoghi geologicamente stabili e sicuri da alluvioni, esenti da terremoti, vicini a una grande massa di acqua di raffreddamento, lontani da città e vie di comunicazione, in cui mettere delle centrali nucleari e tanto meno seppellire per secoli e millenni le scorie radioattive esistenti e quelle che torneranno in patria. Non è proprio il caso di produrne delle altre.