martedì 15 marzo 2011

"Non sappiamo dove finiscono le scorie delle centrali nucleari"

"Non sappiamo dove finiscono le scorie delle centrali nucleari"
STELLA CERVASIO
MARTEDÌ, 15 MARZO 2011 LA REPUBBLICA - Napoli

Takahashi aveva 11 anni, nel bombardamento perse la madre e la nonna


Orizuri è la gru della pace, un origami colorato che gira attorno al mondo in tasca ai nove "Hibakusha", i sopravvissuti al disastro atomico di Hiroshima e Nagasaki. Navigano a bordo della Peace Boat, partita dal porto di Yokohama il 23 gennaio per rientrare il 18 aprile dopo un tour che si ripete da quattro anni contro l´impiego del nucleare che ha fatto tappa in 11 paesi. Il Museo Archeologico ha ospitato il primo incontro con Takahashi Setsuko che il 6 agosto 1945 aveva 11 anni. Programmato prima del sisma che ha colpito il Giappone l´11 marzo, ha visto anche la presenza dei Verdi, che oggi alle 20 in piazza Mercadante terranno un concerto e una manifestazione contro il nucleare, dopo le esplosioni nelle centrali di Fukushima, Onegawa e Tokai.
Il racconto è personale, sono i pochi ma devastanti ricordi di un giorno nella vita di una adolescente che resterà segnata per sempre. La voce non ha esitazioni, ma la memoria le passa attraverso. Ed è dolore che pervade le immagini di disegni dei sopravvissuti (fotogalleria su napoli.repubblica.it) proiettate sullo schermo. Una nenia tragica la narrazione in giapponese, tradotta dall´interprete. «A mia madre venne imposto di allontanarsi da casa con altre 160 persone. Avrebbero camminato per 110 chilometri per non fare più ritorno. La notte prima della sua partenza mio fratello e io avvicinammo i nostri futon e dormimmo insieme alla mamma che ci cantò delle canzoncine per tranquillizzarci». Il giorno dopo Setsuko avrebbe visto la madre per l´ultima volta. Neppure il suo conforto, di fronte alla grande tragedia di cui la bambina sarebbe stata testimone: «Giocavo a "inà inà ba" (il nostro cucù setté) con la bambina di una vicina, quando in uno specchio vidi un lampo. La madre della piccola mi indicò in cielo un´enorme sfera di fuoco che tremava. Di lì a poco si udì il boato dell´esplosione. Il diametro della palla era 280 metri, la sua temperatura interna un milione di gradi, esterna di 5000. Il fortissimo vento mi sbattè al muro».
Per 66 anni la piccola Setsuko avrebbe convissuto con gli spettri bruciati e scarnificati che le passarono davanti a casa, ai cadaveri anneriti che giacevano ovunque e ai roghi che di questi facevano i parenti per le strade. Drammatico il racconto di quando trovò la nonna: «Le era crollata addosso la casa, era come se dormisse». E le voci dei sepolti vivi sotto le macerie, le sempre più flebili richieste di aiuto, di acqua. La corrente del fiume che restituiva corpi ustionati, senza vita. Abbastanza per pronunciarsi contro il nucleare non solo per uso militare. «Il Giappone usa il nucleare solo per produrre energia - spiega l´Hibakushi - perché non ce n´è per soddisfare il fabbisogno. La speranza è che, dopo gli ultimi tragici eventi, la società e la politica ripensino a questa scelta e prendano maggiori precauzioni, utilizzando energie alternative. Non sappiamo dove finiscono le scorie».
Oggi seconda giornata del progetto Orizuru. L´incontro con testimonianza con Hiroshi Suenaga e Goro Nishida, altri due sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki si terrà all´ex Asilo Filangieri (vico Maffei, 4, traversa di via San Gregorio Armeno). La conversazione, condotta da Nicola Oddati, è nell´ambito del progetto Girogirotondo, cambia il mondo. Il patrocinio è della facoltà di Scienze politiche dell´Università Orientale.

martedì 4 gennaio 2011

Energie rinnovabili: pulite e alternative al nucleare

Energie rinnovabili: pulite e alternative al nucleare

Davide Pappalardo *

Liberazione del 23/12/2010

80mila firme per la proposta di legge popolare

La proposta di legge di iniziativa popolare sulle energie rinnovabili è stata presentata il 21 dicembre alla Camera. 80mila le firme valide consegnate, oltre centomila quelle raccolte (alcune delle quali poi non consegnate perché prive di requisiti formali necessari per essere valide). Un dato numerico e politico non scontato in ragione della cappa di silenzio fatta calare su una battaglia scomoda dai poteri forti e da tv e giornali conniventi. Perché quello delle rinnovabili è un tema che può far male a molti, in primo luogo ai nuclearisti, e poi agli affaristi che gli girano attorno, a tutti quelli che occupano lucrosi scranni e ai loro potenti sponsor. Perché le rinnovabili sono fonti alternative al nucleare, sono fonti pulite e in grado di dare vita ad una nuova occupazione. Perché le rinnovabili parlano anche di un nuovo modello di società. Alla potenza mediatica che ruota attorno al mondo dell'atomo, siamo riusciti a contrapporre una coalizione a cui hanno dato un contributo Lega Ambiente, Greepeace, Wwf, Forum ambientalista, associazioni ambientaliste locali, Arci, Cgil, Fiom, Spi-Cgil, Fp-Cgil, Federazione della Sinistra, Verdi, Alternativa, Sel, Pd (Ecodem), Idv, personalità del mondo ambientalista, dell'Università, del mondo scientifico.
La Federazione della Sinistra si era impegnata a raccogliere almeno 10mila firme delle 50mila necessarie come quota minima per poter depositare la proposta alla Camera. L'impegno è stato ribadito dal punto di vista politico anche nel documento del congresso della Federazione dove è stato inserito un passaggio sul sostegno alla proposta di legge di iniziativa popolare per le energie rinnovabili e la difesa del clima.
Il ruolo della Federazione della Sinistra si è visto sia nella raccolta firme che nella costruzione della proposta politica e nei momenti di elaborazione collettiva (volantini, documenti). Il ruolo del Prc è stato riconosciuto da tutti i protagonisti della proposta, sia in termini organizzativi e di firme raccolte, che in termini di risultati politici. Tra i partiti, siamo quello che ha dato il contributo più grande (la Cgil e Legambiente sono state le organizzazioni che hanno raccolto il maggior numero di firme). Dal punto di vista numerico l'obiettivo è stato centrato perché come Prc-FdS abbiamo consegnato 12mila firme (buona parte delle quali raccolte solo come partito - circa 8.000 - e le restanti insieme a comitati unitari).
Da rilevare il dato positivo di alcune federazioni, come quella di Bergamo che ha fatto la parte del leone con 1.600 firme raccolte e i risultati raggiunti da tante piccole federazioni e da singoli circoli. Ma vanno ringraziate e ringraziati tutte le compagne e tutti i compagni che si sono spesi sui territori, in contesti spesso difficili, per la riuscita di questa iniziativa.
Nel complesso si è trattata di una buona occasione per mobilitare le nostre forze e per essere presenti, su un tema chiave, quello dei beni comuni. Un tema che può essere uno degli elementi, anche programmatici, grazie al quale definire il nostro progetto e renderci riconoscibili.
Si è trattata inoltre di un'occasione utile per connettere il tema con altre battaglie, per mettere al lavoro comune forze diverse, per mettere in pista alleanze e interlocuzioni con le realtà di movimenti ambientalisti, di comitati contro il nucleare. Una strada che dovrà essere seguita anche nell'immediato futuro per far sì che i percorsi su acqua pubblica e no al nucleare e sì alle rinnovabili si sostengano l'un con l'altro.
Prossima tappa, il 22 gennaio 2011. Per quel giorno il comitato Sì alle energie rinnovabili e No al nucleare ha convocato un incontro nazionale di quanti hanno partecipato alla raccolta delle firme con l'obiettivo di preparare un piano di lavoro per fare fruttare al meglio questo risultato. Ancora una volta noi ci saremo, per discutere insieme agli altri e per portare il nostro punto di vista su queste questioni che riteniamo centrali per il nostro futuro.

*dipartimento nazionale Ambiente

sabato 18 dicembre 2010

Nucleare, in Regione vince il no

Nucleare, in Regione vince il no

Francesco Di Frischia, Corriere della Sera - ed. Roma, il 25/11/10

Il Lazio dice «no al nucleare». È questo il risultato dell’approvazione di una mozione in Consiglio regionale ieri pomeriggio. A sorpresa, l’Udc, l’Mpa e «La Destra» di Francesco Storace si sono astenuti e il centrodestra è andato sotto. Così è stato approvato un documento proposto dai Verdi per «d’indisponibilità della Regione a realizzare centrali nucleari nel suo territorio». È stata invece bocciata un’altra mozione proposta dal centrodestra. Francesco Pasquali, consigliere Pdl e coordinatore del movimento giovanile del partito - che aveva presentato un testo pro nucleare, poi ritirato - si è autosospeso dal gruppo alla Pisana: gli insider sostengono che Pasquali starebbe meditando di passare con i finiani di Fli. Soddisfatto Angelo Bonelli (Verdi), primo firmatario della mozione: «Questo risultato non è significativo solo per il Lazio, ma per tutta l’Italia perché contribuirà a bloccare i programmi nucleari del governo Berlusconi». La presidente della Regione,. Renata Polverini, non si scompone: «Mozione contro il nucleare? Diciamo che la mozione che è passata risponde al mio programma elettorale». Poi aggiunge: «Probabilmente in Consiglio non si sono resi conto che c’è stata una sentenza della Corte Costituzionale che dice con chiarezza che le Regioni non hanno competenza in materia». Ma perché l’Udc si è astenuto? «L’Udc a livello nazionale ha votato a favore del ritorno del nucleare - ricorda Luciano Ciocchetti (Udc), vicepresidente della giunta -. Altra cosa sono, invece, le mozioni strumentali presentate dall’opposizione in Consiglio che sono fuori luogo. Comunque per la Corte Costituzionale il nucleare non spetta alle Regioni». E Roberto Buonasorte (La Destra) aggiunge: «Anziché confrontarsi in modo sereno e senza pregiudizi, sono state presentate 4 mozioni, nessuna delle quali soddisfacenti».
Il centrosinistra, invece, esulta. «Sul primo appuntamento vero, di sostanza di questo Consiglio la maggioranza si è spaccata», commenta Esterino Montino (Pd). Parole condivise da Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo (Lista Bonino Pannella): «Siamo convinti che il nucleare sia una scelta economicamente non conveniente». Vincenzo Maniecio (Idv) guarda avanti: «La Polverini e il governo dovranno tenere conto di questa mozione». Luigi Nieri e Filiberto Zaratti (Sel) ricordano: «Il ritorno all’atomo è osteggiato da un ampio fronte politico e contrastato da un vasto movimento popolare». Ivano Peduzzi e Fabio Nobile (Fsd) aggiungono: «La maggioranza si è liquefatta».

domenica 12 dicembre 2010

No del Lazio al ritorno del nucleare

No del Lazio al ritorno del nucleare

Vincenzo Mulè, Terra, il 25/11/10

«Indisponibile». La Regione Lazio, a sorpresa, chiude le porte al nucleare. Il consiglio regionale ha approvato una mozione, primo firmatario il capogruppo dei Verdi Angelo Bonelli, con la quale si dichiara «l’indisponibilità» del territorio del Lazio all’insediamento «di impianti di produzione di energia elettrica nucleare». Il testo approvato con 28 voti a favore, 16 contrari e 3 astenuti impegna «il presidente della Giunta regionale a dichiarare l’indisponibilità del territorio della Regione per l’insediamento di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di fabbricazione del combustibile nucleare, di stoccaggio del materiale combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché di depositi di materiali e rifiuti radioattivi, a partire dal sito di Montalto di Castro dove il governo prevede la realizzazione della nuova centrale termonucleare».
Soddifatto, Bonelli ha dichiarato: «Oggi si ferma il programma nucleare italiano. La votazione favorevole nel Consiglio Regionale, da noi richiesto, della mozione che blocca il nucleare, presentata dai Verdi e sottoscritta da tutta l’opposizione, è storica e straordinaria allo stesso tempo». Nel documento approvato su proposta anche di Pd, Sel, Federazione della Sinistra e Lista Bonino-Pannella, si sostiene che «il sistema elettrico regionale è in grado di coprire la richiesta di energia elettrica prevista al 2020 e di assicurare un esubero di circa il 13 per cento, mediante l’incremento della produzione da fonti rinnovabili, da risparmi nei settori finali di consumo e dall’ammodernamento con tecnologia eco-compatibile degli impianti in esercizio». Secondo il presidente dei Verdi per la Costituente ecologista «ora il piano nucleare in Italia si ferma perché il parere obbligatorio richiesto alle regioni dal Dlgs 31/2010 nella Regione Lazio è negativo».
Nessuna reazione da parte del Centrodestra a parte quella del consigliere regionale Francesco Pasquali, noto "falco’ filonucleare che si è autosospeso dal Pdl, in polemica con i consiglieri del centrodestra che hanno votato per la mozione dei Verdi, tra i quali si è distinta la consigliera Chiara Colosimo (Pdl) che è stata netta, durante il suo intervento in aula nell’esprimersi contro il nucleare. Ad inizio seduta, ricordando la recente sentenza della Corte costituzionale, Carlo De Romanis, a nome del Pdl come gruppo, aveva annunciato voto contrario: «Questa materia è di competenza nazionale ha detto - come sentenziato dalla Corte Costituzionale, e noi non ci opporremo alle decisioni del Governo. Poi, all’interno dei gruppi, ognuno voterà secondo coscienza». In realtà, la Consulta aveva dichiarato illegittime le leggi regionali emanate da Puglia, Basilicata e Campania con le quali avevano vietato l’installazione (sul loro territorio regionale) di impianti di produzione di energia nucleare, di fabbricazione di combustibile nucleare e di stoccaggio di rifiuti radioattivi. Quella approvata dal consiglio è invece un documento politico che impegna la giunta.
L’Udc aveva dichiarato, attraverso il capogruppo Francesco Carducci, la propria astensione. Non esistono, secondo l’Udc, decisioni per la localizzazione di reattori termonucleari a Montalto e, viste le ingenti risorse necessarie, su questo tema serve un patto tra Governo nazionale e opposizione. Nel corso della seduta straordinaria, convocata dal presidente del Consiglio Mario Abbruzzese, su richiesta dell’opposizione, sono state discusse, in un lungo dibattito con posizioni articolate, due mozioni. Quella a firma di Bonelli e quella proposta da Francesco Pasquali (Pdl), poi ritirata, che impegnava la presidente Polverini a dichiarare la disponibilità della Regione al nucleare. «Sarebbe una scelta importante anche per la ripresa occupazionale» aveva sostenuto Pasquali prima che abbandonasse aula e partito in segno di protesta.

mercoledì 8 dicembre 2010

Centrali nucleari, oltre ventimila aborti negli ultimi quarant’anni

Centrali nucleari, oltre ventimila aborti negli ultimi quarant’anni
Andrea Bertaglio

L'allarme è stato lanciato da uno studio tedesco. I numeri riguardano soprattutto bambine. Tante non ne sono nate attorno ai 35 chilometri delle 31 centrali europee analizzate
Gravidanza a rischio se la madre abita nelle vicinanze di una centrale nucleare. In numeri: ventimila aborti spontanei negli ultimi 40 anni. Il tutto attorno a 31 impianti di energia atomica, 27 tedeschi e 4 svizzeri. Senza contare un netto aumento di deformità e tumori infantili. Questo si legge in uno studio pubblicato dal Centro di ricerca tedesco per la salute ambientale di Monaco.

Effetti collaterali

Negli scorsi giorni i ricercatori Ralf Kusmierz, Kristina Voigt e Hagen Scherb hanno pubblicato un report tra nascite e prossimità alle centrali nucleari in Germania e Svizzera, in modo da capire se la sola vicinanza delle centrali ha effetto sulla salute dei cittadini, anche in mancanza di grandi incidenti. Lo studio è partito dai dati sugli effetti della catastrofe di Cernobyl, sulle nascite in Ucraina (si stima che un milione di bambine e bambini non siano mai nati in tutta Europa a causa del disastro di Cernobyl) e nelle regioni toccate dalla nuvola radioattiva. Luoghi in cui già in passato si erano riscontrate significative anomalie sia nel numero delle nascite che nel rapporto di nascite fra maschi e femmine.

L’obiettivo degli studiosi era quindi di verificare gli effetti delle centrali nucleari sulle nascite, e i risultati sono stati sconcertanti: secondo loro, nei 35 chilometri attorno alle centrali, negli ultimi quarant’anni sono mancate all’appello ventimila bambine. Normalmente nascono 105/106 femmine per ogni 100 maschi, mentre nelle regioni in questione le nascite di bambine, appunto, sono state molto inferiori. Questo perché gli embrioni femminili sono ancora più sensibili alla radioattività rispetto a quelli maschili. Non solo, gli studiosi tedeschi hanno anche evidenziato un netto aumento dei casi di tumore infantile nelle vicinanze delle centrali nucleari.

Disguidi nucleari

Ma come si spiegano questi 20.000 aborti spontanei “in eccesso”, in assenza di incidenti conclamati presso le centrali di queste zone? Con il fatto che gli impianti, sostengono i ricercatori, rilasciano nell’ambiente sostanze tossiche o radioattive. E lo fanno in occasione di incidenti ritenuti di “basso livello”, quei numerosissimi “disguidi” (in Francia se ne verifica circa uno ogni tre giorni) che portano a una esposizione alla radioattività della popolazione “entro i limiti di sicurezza”. Limiti stabiliti dalle autorità nazionali, ma che per la loro frequenza e i loro effetti cumulati possono nuocere alla salute ben più di quanto i produttori di energia e le stesse autorità siano disposti ad ammettere.

Anche le sole attività legate alla produzione di energia, sostiene la ricerca, hanno effetti sull’ecosistema e sulle popolazioni circostanti, e la lista dei possibili “incidenti di basso livello” è lunga: si va dalle perdite nel trasporto e nello smaltimento delle scorie, agli scarichi di acque contaminate nei corsi d’acqua, fino alla presenza di agenti tossici nel vapore rilasciato in atmosfera che, è vero, non contiene CO2, ma non è certo il più salubre, in quanto proveniente da acqua evaporata entrando in contatto con un nucleo radioattivo.

Rassicurazioni o inganni?

Eppure, al di là di questo, è impossibile ignorare che senza l’energia nucleare molti sistemi-Paese rischierebbero di fermarsi, con effetti gravissimi sulle loro economie. È anche comprensibile, di conseguenza, l’enorme impegno di questi Paesi nel rassicurare le popolazioni sulla sicurezza degli impianti. Recentemente nella regione inglese del Somerset EDF energy ha diffuso la notizia sul consenso della popolazione locale relativo all’ampliamento della centrale di Hinkley Point (la cui chiusura è prevista nel 2016). Un consenso ottenuto non con la forza, ma con un sondaggio, commissionato dalla stessa EDF. Anche la Bbc ci era cascata, diffondendo insieme alla stampa locale la notizia che sei persone su dieci, nelle zone di Sedgemoor, Taunton Deane e West Somerset supportano l’ampliamento della centrale di Hinkley, nel sud ovest dell’Inghilterra.

Un sondaggio considerato però da più parti ambiguo. Secondo Leo Barasi di Climate Sock domande quali: “Fino a che punto è d’accordo con la seguente affermazione: l’energia nucleare ha degli svantaggi, ma la nazione ha bisogno di energia nucleare come parte di un bilanciamento energetico con carbone, gas ed energia eolica”, sono poste in modo da rendere difficile un disaccordo (calcolato infatti nel 13% dei rispondenti a questa domanda), e chi oggi vede i risultati è portato a pensare che le persone intervistate nella zona in questione ritengano necessaria l’energia nucleare. Lo stesso vale per domande in cui, mentre si chiede di pensare agli aspetti positivi e negativi di un nuovo reattore ad Hinkley Point, rientrano sempre in qualche modo i benefici che un nuovo reattore avrebbe sull’economia e l’occupazione locali.

“A me sembra chiaro che questa lunga serie di domande guidi le persone verso un percorso mentale che le porta a pensare ad una centrale nucleare in modo ben diverso da quanto esse normalmente farebbero”, accusa Ben Goldacre dalle pagine del quotidiano The Guardian. Secondo il giornalista inglese ha infatti un effetto ben diverso chiedere: “Volete che i vostri figli restino disoccupati?”, invece che: “Siete tutti segretamente terrorizzati all’idea che potremmo farvi prendere il cancro?”. Gli statistici sanno bene che il diverso ordine dato a certe domande potrebbe far variare l’andamento di un questionario, e per Goldacre quello di EDF contravviene a molte delle regole di base da tenere in considerazione nella compilazione di un questionario statistico. In particolare quella che consiglia di “stare attenti a non influenzare le risposte”.


http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/26/centrali-nucleari-oltre-ventimila-aborti-negli-ultimi-quarantanni/78974/

lunedì 18 ottobre 2010

Oltre metà degli italiani è contro il nucleare

Oltre metà degli italiani è contro il nucleare

Luca Palmieri, Affari&Finanza inserto de La Repubblica, 18/ 10/ 2010

Da sempre l'Italia è considerato un paese con una scarsa sensibilità nei confronti dell'ambiente. Le cose però stanno cambiando, ed in maniera anche piuttosto rapida. Lo conferma l'Ecobarometro, osservatorio permanente sulle tematiche ambientali: per gli italiani infatti la preoccupazione per l'ambiente, espressa dal settanta per cento degli intervistati, è seconda solamente a quella per il lavoro. La ricerca, realizzata da Lorien Consulting e dal mensile La Nuova Ecologia, è stata presentata a inizio ottobre al Forum Qual Energia di Firenze, giunto al suo terzo appuntamento.
L'indicazione più interessante è proprio quella legata alle preoccupazioni degli italiani, convinti a stragrande maggioranza che l'inquinamento e lo spreco di risorse sono un argomento da affrontare con grande attenzione e senza alcuna perdita di tempo. Le risposte degli intervistati danno anche risultati significativi per quanto riguarda le priorità ambientali: a livello nazionale vengono infatti considerati fondamentali lo smaltimento dei rifiuti e lo sviluppo delle energie rinnovabili (per il 58,6% degli intervistati) mentre su scala lo cale la priorità è rappresentata dalla mobilità e dai mezzi di trasporto, dei quali deve sempre più essere ridotto l'impatto ambientale (46.5%).
La ricerca fa anche emergere una sostanziale critica nei confronti delle politiche sostenute dal governo italiano sotto il profilo della tutela dell'ambiente. Oltre il 75% degli intervistati ritiene infatti che potrebbe fare molto di più, mentre il giudizio negativo riguardo all'operato delle amministrazioni locali sull'argomento è leggermente meno forte (vengono bocciate dal61,5% degli italiani). Un altro argomento di contrasto con il governo è quello legato allo sfruttamento dell'energia nucleare. La volontà politica è infatti di tornare a servirsi di questa forma di energia ma l'opinione pubblica si dimostra ancora molto perplessa e preoccupata in proposito. La conoscenza spontanea del nucleare è di per sé molto bassa, dal momento che è citata solamente da due intervistati su dieci, ma soprattutto è scarso il gradimento nei confronti di una politica di sviluppo dell'energia atomica (il 58% è infatti contrario) la percentuale di sfiducia cresce sensibilmente quando il pensiero è rivolto a centrali nucleari presenti nella regione dove si abita, bocciate dal 66% degli intervistati.
Tra le fonti rinnovabili più conosciute restano al primo posto il solare e il fotovoltaico, (65%); a seguire vengono l'eolico, l'idroelettrico e il gas. Per quanto riguarda l'attenzione personale al fattore energia, è davvero molto alta la percentuale di chi utilizza lampadine a risparmio energetico (1198%), notevole anche la risposta su pannelli solari termici (47,5%) e fotovoltaici (47,3%). Considerazioni interessanti anche per quanto riguarda direttamente la green economy, dal momento che solamente il 42% la conosce, il60%invece ritiene comunque un piano di questo tipo attuabile nel nostro paese. Per risolvere la crisi si ritiene comunque fondamentale ridurre la pressione fiscale per i lavoratori dipendenti, investire sulla formazione giovanile e sulle aziende impegnate nel settore delle fonti rinnovabili, considerate in maniera quasi unanime le aziende del futuro. Lo conferma chiaramente la risposta alla provocatoria domanda su cosa gli intervistati avrebbero fatto se avessero avuto un milione di euro da spendere: ben il 77%li investirebbe infatti in un'azienda eco-sostenibile. Risultati forse sorprendenti ma che hanno dato nuovi spunti per il futuro.
«I dati emersi sottolineano come gli italiani abbiano raggiunto una certa maturità in termini di risposta ad una crisi che attraversa trasversalmente molti settori dell'economia - sottolinea l'amministratore delegato di Lorien Consulting Antonio Valente e l'economia sostenibile è vista come un'ancora di salvezza. Il fatto che oltre la metà degli italiani consideri le problematiche ambientali ai primissimi posti può essere il segnale di svolta, perché questa consapevolezza può consentire alla green economy di crescere indipendentemente dalle distinzioni politiche, di classe o di generazioni. Per gli italiani si può uscire dalla crisi se si imposta una nuova governance del sistema in cui tutti sono responsabili e partecipano attivamente ad un cambio di passo, che non può essere più rimandato».

domenica 5 settembre 2010

Nucleare, a gennaio i primi due siti

Nucleare, a gennaio i primi due siti

R.E.F. Il Messaggero, il 24/08/10

A gennaio 2011, quando arriveranno le prime domande per la costruzione delle centrali nucleari, si conosceranno anche i siti, almeno i primi due, dove saranno realizzate. Lo ha annunciato al Meeting di Rimini il sottosegretario allo Sviluppo, Stefano Saglia.
Ad ottobre arriverà sul tavolo del Consiglio dei ministri un «decreto per la strategia nucleare», di concerto tra i ministeri dello Sviluppo, dell'Ambiente e delle Infrastrutture. E nel testo saranno previste anche le «garanzie per le aziende», cioè gli indennizzi a tutela di chi investe dal rischio che, per un cambio di governo o «qualsiasi altro intoppo» il progetto si arresti. Misure per evitare che i danni, dopo forti investimenti, si scarichino sulle stesse imprese. Sui siti il governo vuole scelte di intesa con le Regioni: «Il percorso con i territori deve essere di condivisione e non di impostazione militaresca», garantisce Saglia. Il governo potrà comunque avvalersi dei poteri sostitutivi, «ma è un'evenienza che vorremmo scongiurare». Bisogna, ha sottolineato il sottosegretario, rispondere «all'esigenza che sul fronte energia ci sia una politica di buon senso e una strategia a lungo termine». Che si deve andare avanti lo dicono anche le aziende.
Per l'amministratore delegato di Enel Fulvio Conti non si può continuare a pensare che «uno sviluppo ordinato e sostenibile» sia possibile «senza ricorrere a tecnologie che in maniera infondata vengono considerate in maniera invasive, nocive». Nell'interesse generale del Paese è necessario che il progetto venga supportato «da un governo centralmente molto forte» che tracci linee guida solide a lungo termine. Anche per il presidente del consiglio di gestione di A2A Giuliano Zuccoli «non è più tempo per guerre ideologiche», il Paese non può rinunciare anche al nucleare in un mix di fonti. «Ai cittadini vanno spiegate le cose come stanno, così potranno farsi una loro idea consapevole». E la scelta dei siti, aggiunge Zuccoli, «sarà il momento nodale, il punto critico, un passaggio importante». Che deve fare il governo, non le amministrazioni locali. Intanto il numero uno di Enel, a margine del Meeting, ha anche parlato della previsto collocamento sul mercato di una quota della società del gruppo per le energie rinnovabili, Enel Green Power, destinata alla quotazione in Borsa e ad un eventuale private placement.
«Andiamo avanti con l'obiettivo di chiudere la cosa entro ottobre -ha indicato Conti - vogliamo raccogliere almeno 3 miliardi, questo è l'obiettivo, non abbiamo mai detto quale è la percentuale da cedere. Sono indiscrezioni», ha concluso l'a.d. di Enel, in merito alla quota di Green Power che verrà dismessa, come anche quelle sul riparto tra investitori istituzionali e mercato retail.